1 luglio, buon compleanno Van Nistelrooy. Che erroraccio con lo United, però

Buon compleanno a Ruud Van Nistelrooy, bomber del PSV, Manchester United e Real Madrid. Nell'articolo si racconta del passaggio burrascoso tra United e Real. E di quel tentativo finale di pacificazione

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Oggi compie 43 anni un grande attaccante d’area di rigore, Ruud Van Nistelrooy. Un esempio di persona intelligente che tuttavia fece la cosa stupida nel momento sbagliato. E la sua carriera, pur potendo migliorare, incamerando tanti, tanti trofei e grandi sfide internazionali, verificò un blocco importante.

Van Nistelrooy era praticamente impossibile da fermare ai tempi del PSV Eindhoven. Qualcosa di incredibile, una macchina da guerra. I suoi non sono grandi goal, è una sorta di attaccante all’italiana: non corre troppo, sta per vie centrali, è molto opportunista. Insomma, un uomo d’area di rigore. Sottomisura. Al PSV segna 62 reti in 67 partite, tanto per capire. La volpe che è Alex Ferguson la vuole a tutti i costi, ma i dottori del Manchester United rilevano una macchia in una delle gambe. Quella macchia non li convince. E’ una lesione, secondo loro. Non così secondo i medici del PSV. Le immagini dell’infortunio successivo fanno il giro del mondo, tanto dolore provoca in Van Nistelrooy.

Ma Ferguson non demorde e lo convince del fatto che sarà acquistato dallo United, nonostante l’infortunio, e anche in Inghilterra avrebbe giocato, segnato molto e vinto trofei. Van Nistelrooy arriva nel 2001 a Manchester e in primavera Ferguson annuncia il ritiro. La squadra si affloscia perdendo il campionato, nonostante tanti punti di vantaggio, appannaggio dell’Arsenal di Wenger. L’anno successivo i Red Devils si confermano al top (ovviamente con Ferguson in panca) e tornano ad essere campioni d’Oltremanica. L’annata è favolosa per Van Nistelrooy. 44 reti in 52 partite totali (25 timbri in 34 match di Premier League).

 

 

Ma dal 2003 le nubi si addensano su Manchester. Sono gli anni più difficili da quando Ferguson ha vinto la sua prima Premier, più di dieci anni prima. Nel 2003/04 l’Arsenal è letteralmente invincibile, mentre dal 2004 arriva un tecnico speciale in terra anglosassone: José Mourinho. Il suo Chelsea vince le due Premier League consecutive e Van Nistelrooy nella seconda annata del tecnico portoghese in Inghilterra comincia a rumoreggiare.

Si sarebbe appreso poi che il Real Madrid lo aveva contattato e ovviamente Van Nistelrooy voleva vestire la mitica camiseta blanca. Ma i modi che lo portarono a rompere con lo United e con Ferguson furono imbarazzanti e scorretti. A fine 2006 cominciò a litigare con tutti. Mandò a quel paese Ferguson per non averlo inserito nella partita contro l’Arsenal, in finale di Coppa di Lega. La competizione meno importante delle quattro disputate dallo United e quindi destinata alle riserve. Poi, dopo aver commesso in allenamento un fallaccio su Cristiano Ronaldo, gli chiese di andare a piagnucolare dal padre (il padre di CR7 era morto). E tanti scontri con Gary Neville, che sicuramente non era un tipo che le mandava a dire. Insomma, un tentativo dopo l’altro per farsi spedire a Madrid. Un metodo stupido, secondo Ferguson. Lo United non scese a compromessi e lo vendette poi nel 2006 a tanti, tanti milioni.

Van Nistelrooy vinse sì due Liga, ma non aspettò che (destino fu poi proprio quell’anno) gente del calibro di Cristiano Ronaldo e Rooney esplodessero. Van Nistelrooy giocò tra Spagna e Germania ancora sei anni. In quei sei anni lo United, senza l’ex PSV lì davanti, vinse 4 Premier League (il centravanti olandese ne alzò al cielo solo una, in cinque anni di permanenza) e giocò 3 finali di Champions League (vincendone una contro il Chelsea). Van Nistelrooy si dimostrò scorretto, cercando di essere ceduto giocando male e comportandosi male. Ma ebbe modo di rifarsi in una sera buia e piovosa, quando chiamò senza alcun preavviso Alex Ferguson per scusarsi di quell’immaturo comportamento. Aveva fatto la cosa giusta, chiudendo un cerchio che si era reciso frettolosamente, ingiustamente. Ferguson apprezzò quel gesto: chi sa ammettere i propri errori è sempre più avanti. Per Van Nistelrooy ci volle solo un po’ di tempo per capirlo.

Daniele Errera

 

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