1 novembre, il ricordo di Walter Payton

La carriera di Walter Payton, uno dei migliori running back della storia dell'NFL

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Walter è il miglior giocatore di football che abbia mai visto, ma è ancora meglio come persona”, basta questa frase del leggendario Mike Ditka per riassumere la vita e la carriera di Walter Jerry Payton. Pensiamo al suo soprannome, “sweetness” (dolcezza). La sua corsa era una corsa leggiadra, docile, ma quando partiva era impossibile fermarlo, non a caso è infatti uno dei running back più prolifici della storia. Ma “sweetness” anche perché non potevi odiarlo, era una persona fantastica, uno di quei giocatori vincenti sia fuori che dentro il campo.

Si dice che gli avversari non riuscissero ad arrabbiarsi con lui nemmeno quando segnava un touchdown. Nato a Columbia il 25 luglio 1954, il piccolo Walter era un ragazzino molto tranquillo, studente leale e mai sopra le righe. Quando frequentava l’ultimo anno di liceo capì di avere talento per il football e iniziò a correre con la palla ovale tra le braccia. Al college, per problemi di razzismo, dovette scegliere una scuola per soli neri, la Jackson State University, in Mississippi. Nonostante la scuola non fosse rinomata a livello nazionale, Payton riuscì a farsi notare con le sue prestazioni, giungendo addirittura 4° alla corsa per l’Heisman Trophy.

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INIZIA L’AVVENTURA CON I CHICAGO BEARS

Ciò lo portò ad essere uno dei grandi prospetti per il draft del 1975, ed infatti fu scelto come quarta scelta assoluta del giro, chiamato dai Chicago Bears, squadra che non lascerà mai per tutta la sua carriera. Nel suo primo anno anno da rookie, “sweetness” faticò, come un diamante grezzo che aspetta di essere lavorato. La sua prima partita corse zero yards, e l’andamento altalenante lo ebbe per tutta la stagione. I Chicago Bears chiusero con un misero 4-10. Fino al 1982 Payton continuò a crescere, offrendo grandi prestazioni, allenandosi anche nelle ricezioni, ma i Bears non riuscivano ad attrezzare una squadra per alzare il Super Bowl. La svolta arrivò nel 1982.

I Bears decisero di ingaggiare il coach Mike Ditka, che farà negli anni seguenti le fortune del club. Per tre anni Ditka puntellerà il reparto difensivo, allestendo una delle difese più forti della NFL. Piano piano, accanto a questa evoluzione difensiva, anche gli altri reparti aumentavano di livello, raggiungendo il culmine nel 1985. I Bears guidati dalla tattiche di Ditka e dal carisma e dalle gambe di Payton, chiusero la stagione con un 15-1. Ai playoff dominarono in lungo e in largo, non lasciando scampo agli avversari annientandoli quasi con poca fatica. Payton e compagni arrivarono così al grande evento, in programma a New Orleans: il Super Bowl XX.

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Non ci fu mai partita, la gara fu un dominio dei Bears sui Patriots. Tuttavia Payton faticherà per tutta la sfida, costretto a dover arginare una doppia e fissa marcatura. Non riuscirà a correre per nemmeno un touchdown. Nonostante la delusione per il mancato appuntamento al grande ballo, Payton continuerà a giocare per altre due stagioni, collezionando record e convocazioni per il Pro Bowl. Tuttavia la festa del Super Bowl ormai aveva chiuso i battenti per lui. Si ritirò nel 1987, ammirato e stimato da tutti. Tragicamente Walter morì il 1 novembre 1999 a soli 45 anni per un cancro al fegato. Solo sei anni prima era stato introdotto nella Hall of Fame. Con le sue qualità Payton ha ispirato i RB (running back) delle generazioni future, venendo ricordato come una leggenda di questo sport.

Giuseppe Parzanese

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