10 agosto, God save the Keane. Tanti auguri Roy!

La bandiera del Manchester United compie 47 primavere. Tanta sostanza in campo e fuori. Una carriera ricca di trofei e di "divergenze" con avversari e compagni

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“Le persone parlano di Roy Keane come fosse un hooligan, ma il giovanotto sa come giocare a calcio. Sì, lui è aggressivo. Sì, lui è irascibile. Sì, se la palla è tra lui e un centrocampista, lui non lo salta, lo butta a terra se gli va incontro per levargli la palla, come se fosse un giocatore di rugby. Ma oltre quello, lui è un calciatore fantastico. Lui segna, lui influenza la sua squadra e la folla. E’ una leggenda del calcio con la nazionale irlandese e con il Manchester United”.

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Questa citazione di Thierry Henry riassume a grandi linee chi fosse Roy Maurice Keane. Nato a Cork il 10 agosto 1971, l’ex centrocampista è noto agli appassionati per i suoi successi con la maglia numero 16 dei Red Devils e per il suo stile di gioco al limite della correttezza, corredato da numerosi cartellini rossi e interventi killer. La sua carriera inizia nel Cobh Ramblers, che nel 1989 lo preleva dal Rockmount. Dopo una sola stagione, viene notato da Brian Clough che lo decide di volerlo portare a tutti i costi nel suo Nottingham Forest. Nella squadra di Clough resta per tre stagioni, fino alla retrocessione del 1993. Il 19 luglio passa al Manchester United per la cifra record di 3,75 milioni di sterline. Con la maglia della metà rossa di Manchester gioca per ben dodici stagioni e diventa capitano nel 1997-98. Stagione però non particolarmente fortunata: infatti, nella partita contro il Leeds, si rompe il crociato in seguito ad un brutto fallo di Haaland che accusò Keane, sofferente a terra, di simulare l’infortunio. Torna comunque in campo nella stagione successiva e guida i suoi compagni al triplete (Premier League, FA Cup e Champions League). Lascia lo United nel 2005, vincendo tutto: 7 Premier, 4 FA Cup, 4 Community Shield, 1 Champions League e 1 Coppa Intercontinentale. C’è tempo anche per una breve parentesi di sei mesi (da gennaio a giugno 2006) nel Celtic, prima di chiudere definitivamente col calcio giocato.

ROY KEANE: GLI EPISODI CONTROVERSI

Come detto, Roy Keane è soprattutto noto anche per il suo atteggiamento sopra le righe e vari sono gli aneddoti di risse dentro e fuori dal campo. Il più celebre è sicuramente quello con Haaland (se ne è parlato sopra). Tre anni e mezzo dopo la cornice è il derby di Manchester. Stavolta è Keane ad entrare in modo killer sull’avversario (passato al City), decretandone la fine della carriera. “Ci sono cose che ho fatto nella vita di cui mi pento. L’episodio con lui non è una di queste” scrive Roy nella sua biografia “The Second Half”. Nel 1998, complice qualche drink di troppo, è protagonista di una rissa col compagno Peter Schmeichel, a cui diede una testata dopo che questi lo afferrò per il collo. Inoltre, se non fosse stato per l’intervento di Van der Sar, sarebbe venuto alle mani anche con Sir Alex Ferguson, con cui volarono parole grosse dopo una sconfitta per 4-1 col Middlesbrough. Ma Roy non si distinse solo per episodi di violenza. Nel 2007, quando allenava il Sunderland, perse in League Cup 3-0 contro il modesto Luton Town. Quella stessa sera, Clive Clarke, calciatore del Leicester City in prestito proprio dal Sunderland, si accasciò colto da infarto. A proposito di questo episodio, Keane dichiarò: “Quella sera Clarke subì un infarto. Sì, ebbi quel pensiero malvagio: ero felice si fosse sentito male proprio quel giorno, così da distogliere l’attenzione dalla nostra orribile prestazione”. Perché Roy Keane di peli sulla lingua (e sui tacchetti) non ne ha mai avuti.

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Happy birthday Roy!

Emilio Raso

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