12 aprile: l’atleta ebrea tedesca a Berlino 36’

103 anni fa nasceva un'atleta ebrea tedesca, Gretel Bergmann. La Germania nazista prese in considerazione l'idea di farla partecipare alle Olimpiadi del 1936

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Non è un nome celebre, famoso quello di Gretel Bergmann. Atleta, saltatrice in alto, presa in considerazione al fine di partecipare alle Olimpiadi di Berlino 1936: le Olimpiadi naziste. La manifestazione sportiva che avrebbe dovuto rimettere nella cartina del mondo una bandierina della Mitteleuropa, scomparsa dopo la caduta degli Imperi centrali, nel 1918.

DOPO IL 1918

Dalla fine della prima guerra mondiale, la Germania ne aveva viste di tutti i colori: la fine dell’Impero, il secondo Reich, e l’instaurazione della Repubblica di Weimar. Con una Costituzione talmente avanti in termini di libertà, diritti civili e democrazia che ancora oggi non si è arrivati. Poi il nazismo e le leggi razziali, che sin dai primi momenti di Hitler cancelliere iniziano a creare una linea di demarcazione sempre più evidente fra cittadini di Serie A, i tedeschi, e di Serie Z, gli ebrei.

E Gretel Bergmann cosa c’entra? E’ ebrea. Eppure viene presa in considerazione per partecipare alle Olimpiadi naziste. Ma c’è di più: non vive nemmeno in Germania. Il padre l’ha iscritta all’università di Londra e qui vince e stravince le competizioni di salto in alto. E’ brava, sì, ma non è certamente indispensabile, tecnicamente parlando. E perché viene richiamata, per altro attraverso minacce di ritorsioni sulla famiglia ancora residente nel Terzo Reich? Perché gli Stati Uniti avevano spinto la Federazione Sportiva Tedesca a convocare anche atleti ebrei teutonici, pena il rischio di boicottaggio statunitense. Il che avrebbe significato un flop della manifestazione, praticamente.

Gretel Bergmann viene richiamata e a giugno eguaglia il record di salto in alto, 1,60 metri. Ma le ultime, deludenti prestazioni la portano ad essere esclusa solo pochi giorni prima della competizione: per lei solo posti (in piedi) allo stadio. Come alternativa, prenderà posto Dora Ratjen, che impressionò poco il tifo tedesco: quarto piazzamento, con 1,58 metri di salto. Ciò che impressionerà di Dora Ratjen sarà la barba che due atlete le scopriranno un paio di anni dopo: Dora è infatti Heinrich, un uomo. Verrà squalificata/o e confiscata la sua medaglia d’oro conquistata agli Europei di Vienna. E pensare che, non fosse stato per l’inganno di Ratjen, la Germania razzista e nazista di Hitler avrebbe potuto avere una campionessa donna ed ebrea. Apriti cielo.

Per la cronaca, Gretel è morta nel 2017 ed oggi avrebbe festeggia il suo 105esimo compleanno. Che la terra ti sia lieve.

Daniele Errera

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