13 dicembre: tanti Auguri Pierino Prati!

Il 13 dicembre 1946, a Cinisello Balsamo, nacque Pierino Prati, detto "La Peste", uno dei più forti attaccanti del calcio italiano. Capocannoniere al suo primo anno in serie A, mattatore della finale di Coppa dei Campioni 1968-69 tra Milan e Ajax, celebriamo la sua carriera

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Quella sera di maggio del 1969 a Madrid sembrava che nessuno di quegli olandesi potesse fermarlo, nonostante dall’altra parte ci fosse un certo Johann Cruijff e in panchina un rivoluzionario del calcio come Rinus Michels (da lì in poi, per 4 anni consecutivi, la storia avrebbe avuto tinte orange). Abitualmente lavorava sulla fascia sinistra della trequarti, ma al Santiago Bernabéu Pierino Prati da Cinisello Balsamo si trasformò in un goleador di razza, portando alla vittoria di quella Coppa dei Campioni con una tripletta, l’ultimo grande Milan prima dell’avvento di Berlusconi: Cudicini tra i pali, le ‘cocorite’ Lodetti e Trapattoni in mediana, il futuro Pallone d’Oro Gianni Rivera a inventare e Nereo Rocco in panchina.

 

Fu proprio il Paròn a notare quel ragazzo nato nel 1946 cresciuto e pasciuto nelle giovanili rossonere nel ’67-‘68 e a fargli fare il grande salto, dopo che Pierino aveva passato anni non esaltanti tra Serie B e Serie C (anche se molto probabilmente a Salerno e Savona ancora se lo ricordano).

Al suo primo anno in Serie A vince lo Scudetto e la classifica dei cannonieri con 15 gol, distanziando gente come Josè Altafini, Nestor Combin e Gigi Riva. Sempre con i rossoneri arriveranno 2 Coppe Italia consecutive (‘71-‘72 e ‘72’73), 2 Coppe delle Coppe (’67-’68 e ’72-’73) e la Coppa Intercontinentale del 1969 vinta contro l’Estudiantes. Il responso finale dirà 209 partite ufficiali in rossonero tra campionato e coppe e la bellezza di 102 gol ufficiali (10° posto nella classifica dei marcatori all-time del Milan).

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Un altro luogo caro alla Peste è sicuramente Roma, dove giocò per 4 anni (110 presenze e 41 gol ufficiali) senza vincere alcun trofeo ma conquistando il cuore dei tifosi giallorossi. Durante il suo periodo romano, concluse anche la sua esperienza in Nazionale (7 gol in 14 presenze), indossando la sua ultima casacca azzurra il 28 settembre 1974 in trasferta a Zagabria contro la Jugoslavia.

La stessa squadra contro cui aveva vinto l’Europeo casalingo del 1968, una delle competizioni più sofferte e, a mio avviso, meno celebrate della storia degli Azzurri. Lui, insieme ai vari Domenghini, Riva, Anastasi, Zoff, Burgnich, Facchetti e soci, fu tra i protagonisti assoluti di quella competizione, dando il suo contributo alla causa con 2 gol, al suo debutto, nel doppio confronto con la Bulgaria nei quarti di finale.

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L’unico grande rammarico di una carriera pressochè invidiabile per l’epoca è sicuramente la finale del Mondiale 1970 persa 4-1 contro il Brasile più forte di sempre.

Da allenatore nessuna grande esperienza, tanto lavoro tra i dilettanti dell’hinterland lombardo, nei luoghi dove lui era cresciuto ed è stato notato ai tempi. Ogni tanto collabora con le scuole calcio del Milan in giro per l’Italia, cavandosela ancora bene con il pallone, nonostante le oltre 70 primavere trascorse.

Per molti, Pierino Prati è stato una delle ultime vere grandi punte del calcio italiano, secondo solo a Gigi Riva, per la sua implacabilità negli ultimi metri. Secondo la Peste, l’unica sua colpa per non essere stato il migliore era (ed è) quella di essere esploso, come calciatore, nel momento sbagliato, quello di Rombo di Tuono; secondo lui, ironicamente, “la sua rovina”. Pestifero ancora oggi.

BUON COMPLEANNO PIERINO LA PESTE!

 

– Gaetano Bonanno –

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