14 agosto: tanti auguri Jay-Jay Okocha, The African Maradona

La storia del ragazzo di Enugu che, con un sorriso e un pallone tra i piedi, dribblò le asperità della vita scrivendo la storia del calcio nigeriano

0
464

Augustine Azuka Okocha, detto comunemente Jay-Jay Okocha nasce ad Enugu, città nigeriana di 688.862 abitanti circa, il 14 agosto 1973.

Fin da piccolo Jay-Jay è costretto, suo malgrado, a scontrarsi con una realtà che lo obbliga a crescere velocemente. Nato in una terra costantemente martoriata da genocidi e devastazioni ambientali causate da grandi compagnie petrolifere, il suo istinto di sopravvivenza troverà la naturale valvola di sfogo su un qualsiasi campo da calcio in terra battuta con un pallone da dover difendere e far scorrere più veloce delle gambe di ogni avversario.

Il pallone diventa l’oggetto della spensieratezza, della condivisione in quelle afose e lunghe giornate nei sobborghi di Enugu.

È proprio in queste condizioni che Okocha inizia a sviluppare assiduamente il suo amore verso il gioco del calcio. Le sue giornate sono una continua fuga fatta di finte e movimenti quasi innaturali volti a cercare di non perdere mai quel pallone, oggetto del desiderio di altri ragazzi come lui.

Il dribbling più decisivo della vita è dietro l’angolo. Arriva infatti all’età di nove anni, quando il piccolo Jay-Jay si trasferisce con la famiglia sulle rive del Meno in Germania, addentrandosi quindi in quell’Europa che tante soddisfazioni gli riserverà in carriera.

Il ragazzo cresce distinto, determinato e sempre con quel pallone tra le gambe, che neanche in Germania riescono a portargli via: è troppo rapido il ragazzo, talmente tanto che nel 1990 la squadra della cittadina tedesca di Neunkirchen, il Borussia VfB Neunkirchen, decide di prenderlo in squadra.

In due stagioni nel campionato di terza divisione tedesca, Jay-Jay realizza 7 goal, attirando le attenzioni dell’Eintracht Francoforte che nel 1992 ne acquista il cartellino. A Francoforte trova in panchina un sergente dalla ferrea tattica come Jupp Heynckes; la propensione di Okocha al dribbling ossessivo non faciliterà il rapporto tra i due. Nonostante un’annata che porterà l’Eintracht alla retrocessione, Jay-Jay mette in mostra numeri e gol che in Bundesliga erano semplicemente sconosciuti.

Jay-Jay mette a sedere Oliver Kahn
L’ASCESA CON LE SUPER AQUILE

Arriva il 1994 e il luogo della svolta cambia continente: Jay-Jay vola negli Stati Uniti. Prende il via il Mondiale e la sua Nigeria scrive una delle imprese calcistiche africane più affascinanti della storia. È il team delle Super Aquile, una squadra che attira simpatie e attenzioni, schiacciando gli avversari sotto il ritmo e le giocate di un super collettivo abile nel possesso e nella pressione a ritmi alti.

Il mondiale si apre con un sorprendente 3-0 alla Bulgaria di Stoichkov, ma ogni agitazione ed entusiasmo viene attenuato contro l’Argentina di Basile, che tuttavia deve cedere comunque il primato del girone alle Aquile capaci di battere con un perentorio 2-0 la Grecia. Il tabellone dice ottavi di finale, a Boston, contro l’Italia. Il sogno di Jay-Jay e compagni termina per mano del Divin Codino, Roberto Baggio, autore di una doppietta fondamentale che pone fine a un estenuante partita.

È tutto finito? Le super Aquile di Jay-Jay si tolgono il vestito lucente come Cenerentola a mezzanotte?

No, non in questa storia. Jay-Jay torna negli States due anni dopo, direzione Atlanta; ci sono le Olimpiadi da conquistare e un mondo da stupire e far innamorare di nuovo.

Cenerentola stira il suo vecchio vestito, indossa le scarpette ed è di nuovo irresistibile, forse addirittura più sciolta dell’ultimo grande ballo.

Le stelle più brillanti sono Jay-Jay e Nwankwo Christian Kanu, roccioso attaccante ex Ajax, Inter e Arsenal. I due, insieme a un collettivo da urlo, portano Cenerentola oltre la fatidica mezzanotte, eliminando GiapponeUngheria ai gironi, il Messico ai quarti e sbarazzandosi del Brasile di Ronaldo, Roberto Carlos e Bebeto con un perentorio 4-3.

In finale le gambe tremano, c’è il rischio di incontrare di nuovo un giustiziere qualsiasi che ponga fine a tutto, ma Jay-Jay ha un conto in sospeso con il destino, ma questa volta niente Boston.

Ad Athens le Super Aquile diventano leggenda stendendo l’Argentina di Javier Zanetti, Néstor Sensini, Ariel Ortega, Hernán Crespo e Claudio López per 3-2.

La Nigeria è campione, Jay-Jay ha corso di nuovo più veloce del destino; Okocha è ufficialmente soprannominato come il The African Maradona.

Come spesso si dice in questi casi, il resto è storia, e poco importa se la tanto attesa definitiva consacrazione del calcio africano non si è mai realizzata, poco importa se Okocha non è riuscito a completare il grande balzo in Premier con il Manchester United di Alex Ferguson.

Okocha, il circense in scarpe da calcio, sarà sempre ricordato come quel giovane ragazzo capace di correre più veloce di tutti e di irridere le difficoltà con un apparente semplice dribbling che è rimasto nel cuore dei tanti appassionati di calcio di quegli anni.

“Giocavamo con qualsiasi cosa, qualsiasi cosa vagamente rotonda. Poi quando abbiamo visto per la prima volta un pallone, beh, è stato fantastico”.

di Andrea Santoni

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here