14 aprile: i 52 anni di Nicola Berti

Nell'Accadde Oggi del 14 aprile facciamo i nostri migliori auguri a Nicola Berti, indimenticato per il genio e sregolatezza dentro e fuori dal campo

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“Iniziai la mia avventura con Trapattoni nel 1988. Dovevo ancora trovare casa e quindi vivevo ad Appiano Gentile. Una sera, la seconda sera all’Inter, rientrai un po’ tardi: erano le 6:30 della mattina. Non sapevo però che il Trap dormiva lì, perché il giorno dopo doveva prendere un aereo per andare a spiare una squadra avversaria con cui ci saremmo confrontati in Coppa Uefa. Ci incrociammo: io rientravo, lui usciva. “Quando torno, faremo i conti”, me le promise”.

Chi è stato in campo Berti.

E chi se non il calciatore più guascone degli anni 80’ e 90’, Nicola Berti? Che uomo. Bomber, sarebbe definito oggi dai più appassionati di alcune pagine su Facebook. Genio e sregolatezza: “Nicola che fuma il sigaro”, lo definivano alcune ragazze straniere. Poco professionista, secondo certi. Andate a vedere il goal coast to coast rifilato al Bayern Monaco nel 1988. Guascone Berti. Anche per via di alcune apparizioni sul piccolo schermo: Controcampo, tanto per dire un programma #ccezionale. Una vena ironica da comico di Serie A. Lui, che scherzi a parte ha giocato per tanto tempo nel massimo livello di calcio italiano. E con grande cuore, passione e corsa. Un ottimo centrocampista, premiato con molte convocazioni in nazionale: presente anche in finale nel 1994, quella contro il Brasile. Una Selecao tra le più scarse di sempre.

Che anni i fine 80′ della Serie A

Berti passa dieci anni a Milano, sponda nerazzurra, quella ‘scissionista’. E’ il primo anno che resta nei cuori dei tifosi interisti: la stagione 1988/89, quella del record. Un ricordo forte e vivo anche grazie a quell’empatia che Berti ed altri elementi hanno creato nello spogliatoio e col pubblico. Attenzione, tenete presente che quello è il campionato più tosto al mondo: dall’altra sponda di Milano c’è il Milan di Sacchi, che ha rivoluzionato il calcio mondiale. C’è la Juventus post Platini, che comunque dice la sua. La Roma è un club forte e solido. Maradona e Careca giocano un calcio gioioso nelle terre patenopee. I ‘gemelli del goal’ si trovano alla Samp. Insomma, dovunque ci si gira c’è un manipolo di campioni (Baggio alla Fiorentina, per fare l’ennesimo esempio).

 

 

L’Inter dei record

Ma la stagione 1988/89 di Serie A è targata Inter, non ce n’è per nessuno. Zenga trai pali è fenomenale. Difesa vecchio stile con Bergomi e Ferri centrali. Brehme spinge a sinistra e scarica su Matteoli, il Pirlo degli anni 80’, secondo lo Zio Bergomi. A centrocampo c’è Lothar Matthaus, un purosangue potentissimo. Uno dei più grandi giocatori di sempre. Avanti gli efficacissimi Diaz e Serena, funzionali l’uno all’altro. E come mezzala proprio Berti: avanti e indietro per il campo. Avrà avuto qualche tipo di malformazione genetica oppure tre polmoni: non si può correre così tanto, fra inserimenti in area avversaria e recuperi fino alla linea difensiva nerazzurra: box to box, il buon Nicolino.

Che alchimia quell’Inter. E giocava pure bene. Concretezza e un buon gioco: il Trap riusciva così a coniugare le due fasi, tanto da arrivare sopra tutti e decretando il record di punti: nessuna squadra è mai riuscita a toccare quota 58 nell’era dei 2 punti a vittoria: 58 su 68 a disposizione. Solo due sconfitte, ad opera di Torino e Fiorentina, ma poi gradi vittorie su Milan e Napoli e praticamente tutti gli altri club. Un’Inter targata Trap, targata Lothar Matthaus, Zenga, Bergomi, Diaz, Serena e ineludibilmente Berti, cinquantadue anni quest’oggi: tanti auguri Nicolino.

Daniele Errera

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