15 aprile: la strage di Hillsborough e la rinascita del calcio inglese

Il 15 aprile del 1989 avvenne la più grande strage del calcio inglese, la strage dell'Hillsborough. Dopo di allora il calcio inglese non fu mai più lo stesso.

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Oggi non avrei scritto niente. Non ricordavo, non sapevo, non ho trovato. Poi il grande G.C. – che giocatore – mi chiede se possiamo caricare una foto su Hillsborough. Alzo la testa: “è vero, la strage cade il 15 aprile”. Siamo nel 1989.

Località: Hillsborough Stadium, Sheffield. Nord dell’Inghilterra, semifinale di FA Cup. Il Nottingham Forest del grande Brian Clough incontra i pluricampioni del Liverpool. Il protagonista è sempre però il calcio inglese. Bello come oggi, ma al tempo violento, brutale. Non uno sport per famiglie. Avete presente l’organizzazione degli stadi e del tifo inglese al giorno d’oggi? Ecco, l’esatto contrario. Ce n’erano già state di stragi nel mondo del pallone. La più famosa rimane quella dell’Heysel. Morti in 39 (di cui 35 juventini) e oltre 600 feriti. La UEFA risposte con la mannaia, escludendo le inglesi per cinque anni dalle competizioni internazionali. Sei anni, per il Liverpool. Ma il calcio inglese resta violento, pericoloso. La svolta avvenne proprio quel giorno di aprile dell’89, all’Hillsborough Stadium.

GLI AVVENIMENTI

Solito discorso: un’affluenza maggiore alle possibilità dello stadio portò una curva ad essere maggiormente popolata. Nella calca con le inflessibili inferiate, morirono ben 96 persone. Il 70% di questi erano under 30. Che tragedia. La polizia presente all’Hillsborough impiegò molto tempo a capire il susseguirsi degli eventi e solo dopo alcuni lunghissimi minuti aprirono le infieriate, dando la possibilità ai tifosi di defluire in campo. Ancora morti, nonostante le decisioni del Parlamento inglese post Heysel. Bisognava cambiare regime, ripensar completamente al modo di tifare. Al concetto di ‘domenica allo stadio’. L’incarico di cambiare tutto fu affidato al giudice Peter Taylor.

 

 

ARRIVA TAYLOR

Il rapporto Taylor resta il più importante contributo dato al mondo del calcio. Se oggi si parla di calcio inglese come modello da seguire per quel che riguarda il tifo, gli stadi e l’organizzazione, lo si deve alle linee guida che Taylor fornì dopo la strage di Hillsborough: “ridisegnazione delle zone spettatori, eliminando i posti in piedi, completa ristrutturazione degli impianti con l’eliminazione delle barriere tra il campo di gioco e la tribuna, seggiolini in tutti i settori, uso di telecamere a circuito chiuso ed affidamento della sorveglianza all’interno degli impianti attraverso la presenza di stewards privati, pagati dai club, in collegamento via radio con la polizia presente solo all’esterno degli impianti. E’ inoltre imposto ai team il divieto di intrattenere rapporti coi propri tifosi, fatta eccezione per la collaborazione finalizzata a prevenire possibili incidenti”. Sono montati i “tornelli di sicurezza” all’entrata e viene mantenuta la “squadra speciale di sorveglianza nazionale anti-hooligans, la National Football Intelligence Unit, costituita da Scotland Yard nel 1989: un agente è affidato a ognuna delle 92 società professionistiche e si occupa, viaggiando sempre al seguito della tifoseria, della schedatura dei tifosi violenti e di azioni di infiltrazione. Con questo sistema è stato possibile schedare, in un’apposita banca dati, circa 7.000 tifosi. Non meno importante è stata l’applicazione del sistema ‘Crimistoppers’, un numero verde a cui si può telefonare per segnalare episodi, persone sospette o situazioni pericolose. Le denunce sono rigorosamente anonime e vi è una ricompensa per i cittadini che permettono la cattura di eventuale teppisti”. Ancora: nel 1991 è introdotto il “Football Offences Act, che permette alla polizia di arrestare e far processare per direttissima i tifosi anche solo per violenza verbale (linguaggio osceno e cori razzisti)”. Qualche anno dopo, infine, è introdotto il “Football Disorder Act, che conferisce poteri enormi a Scotland Yard, sino a sequestrare il passaporto di un sospettato appena cinque giorni prima di una gara che si disputi all’estero”.

Un cambiamento di natura legislativa, ma anche finanziaria: vengono ricostruiti gli stadi in ottica “efficiente sotto il profilo economico: dimensione non superiore ai 40.000 posti (con alcune eccezioni) tutti rigorosamente a sedere, espressamente pensato per il calcio e, quindi, senza pista di atletica, dotato di una serie di box esclusivi per seguire gli incontri in una posizione particolarmente privilegiata, di sale polivalenti, palestre e servizi commerciali differenziati, caratterizzato da una massima adattabilità alle riprese televisive e da una gestione commerciale dello stesso affidata direttamente ai club”.

Vi devo dire da dove ho preso questa iper, mega, super descrizione della ristrutturazione del calcio inglese? Ma da Le 50+1 partite che hanno cambiato la storia, scritto da… Daniele Errera, ovvio. L’ego ipertrofico.

 

Daniele Errera

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