18 luglio, 104 anni fa nasceva “Ginettaccio” Bartali

Il 18 luglio 1914 nasceva Gino Bartali, uno dei più grandi sportivi della storia italiana del Novecento. Ne ripercorriamo, in breve, la carriera e la vita

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C’è stato un tempo in cui il ciclismo ha rappresentato lo sport che più faceva sognare, e dividere, gli appassionati italiani: negli anni del dopoguerra, in cui il Belpaese ancora si leccava le ferite per la morte e le distruzioni che quel conflitto aveva comportato, lo sport delle due ruote la rappresentava a pieno: almeno all’epoca, povero, e con mille storie epiche. Il dualismo tra Bartali e Coppi è stato molto più di un qualcosa di solamente sportivo, ma ha toccato ambiti molto più ampi.

L’occasione del 104° anniversario della nascita di Gino Bartali, avvenuta il 18 luglio 1914 nella frazione fiorentina di Ponte a Ema, ci dà la possibilità di rivivere, in maniera molto concisa, la carriera e la vita di uno degli sportivi italiani più importanti del Novecento. Penso che sia doveroso partire da quello che mi pare un dato di fatto incontrovertibile: Bartali ha vinto tanto, ma avrebbe potuto riempire la sua bacheca con molti altri trofei, se la sua carriera non fosse stata interrotta dalla Seconda Guerra Mondiale proprio negli anni che normalmente per un ciclista sono tra i migliori, ossia tra i 26 e i 32.

IL PALMARES

Nonostante ciò, il corridore toscano vanta 3 Giri d’Italia, 2 Tour de France, 4 Milano-Sanremo e 3 Giri di Lombardia, questo per restare soltanto alle vittorie principali. Tra esse, quella che ha senz’altro maggior memoria nell’immaginario pubblico italiano è quella al Tour de France del 1948, avvenuta dopo un’incredibile rimonta compiuta ai danni del francese Louison Bobet, dal quale a metà corsa era staccato di 21 minuti. Una vittoria, che, oltre a garantirgli il record, tuttora imbattuto, di più ampio intervallo tra due vittorie dello stesso corridore al Tour (la precedente risaliva al 1938, dieci anni prima), assurse un’importanza cruciale per l’infuocata situazione politica che stava vivendo l’Italia, visto l’attentato avvenuto il 14 luglio 1948, ad opera di un giovane neofascista catanese, Antonio Pallante, ai danni del segretario del PCI Palmiro Togliatti.

GLI EFFETTI DI QUELLA VITTORIA

Tanto si è scritto su quel Tour, e questa non è certo la sede più appropriata per dire se sia esagerato dire che quel trionfo abbia “salvato” la tenuta democratica della giovane democrazia repubblicana italiana. Certo, la storia non si fa con i se e con i ma, però va detto che, probabilmente, essa sarebbe stata diversa se Togliatti non fosse sopravvissuto all’attentato, e non avesse invitato alla calma i militanti del PCI, dopo gli incidenti che soltanto il 14 luglio videro morire 14 persone, 10 militanti comunisti e 4 membri delle forze dell’ordine. Tuttavia è innegabile che quella vittoria abbia rappresentato un momento di unità per l’Italia, che poté ritrovarsi a tifare per quel 34enne capace di imprese così epiche. Ed è altrettanto certo che lo stesso De Gasperi chiamò Bartali, dapprima per chiedergli di fare di tutto per riaprire i giochi, e poi per ringraziarlo. Da cui è nata anche la famosa leggenda che vede Bartali rispondergli, alla domanda su come potesse farsi ricompensare, di non fargli più pagare le tasse.

IL DUALISMO CON COPPI

Bartali e Coppi, Coppi e Bartali. È impossibile pensare all’uno senza che venga in mente l’altro, e viceversa. La loro rivalità nacque al Giro del 1940, dove Coppi, più giovane di cinque anni, trionfò ai danni di quello che era il suo capitano alla Legnano: quel Giro finì il 9 giugno 1940, il giorno prima che Mussolini annunciasse l’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania nazista, e che interruppe bruscamente le carriere dei due campioni. Ripresa dopo la guerra, ebbe alcuni momenti bui, come il Mondiale di Valkenburg 1948 dove i due favoritissimi si marcarono a vicenda rientrando con un pugno di mosche in mano, e lasciando nello sconforto i tantissimi emigranti italiani accorsi per vederli. Il testa a testa tra i due, come già si diceva all’inizio, ha toccato anche temi non direttamente legati allo sport.

Partiamo affermando una cosa: la diceria secondo cui Bartali fosse democristiano e Coppi comunista è errata. Anche Coppi era fervente cattolico, e, seppur non vicino alla DC come il toscano, aveva idee politiche molto più moderate di quanto non si pensi. Tale falsità storica è nata senz’altro vista la relazione del Campionissimo con Giulia Occhini, la Dama Bianca, che scandalizzò profondamente la bigotta Italia centrista degli anni Cinquanta. Bartali, va detto, non si accodò alla schiera di chi considerò Coppi alla stregua di un adultero, e gli fu vicino fino all’assurda fine avvenuta nel 1960 per una malaria, che, se i medici dell’ospedale di Tortona non fossero stati così assurdamente fermi nelle proprie convinzioni, si sarebbe potuta curare con una semplice dose di chinino.

L’ATTIVITÀ A FAVORE DEGLI EBREI DURANTE LA GUERRA

Un capitolo a parte merita il coraggio dimostrato da Bartali durante il conflitto bellico, del quale si seppe solo molto tempo dopo, vista la reticenza a parlarne dello stesso campione toscano. Sotto la copertura della divisa della Guardia Nazionale Repubblicana, Bartali compì numerosissimi viaggi in bicicletta tra la Toscana e l’Umbria, trasportando, nascosti nel telaio, documenti falsi che salvarono centinaia di vite umane. Quando i sospetti iniziarono a esser consistenti fu costretto a rifugiarsi a Città di Castello, dove visse per alcuni mesi nascosto da parenti e amici. Quest’impegno è stato utilizzato, a opinione personale di chi scrive in maniera ben poco calzante, per giustificare la partenza di quest’anno del Giro d’Italia da Israele.

GLI ULTIMI ANNI

Bartali, il cui carattere mai domo caratterizzò tutta la sua vita, morì il 5 maggio 2000. Negli anni Novanta, tra l’altro, si era distinto come presentatore televisivo a “Striscia la Notizia”, in cui non mancava di rimarcare, con la sua frase tipica, il suo pensiero su come va il mondo: “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare“.

 

Umberto Resta

 

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