19 aprile: Rivaldo, 47enne sempre giovane

Oggi compie 47 anni Rivaldo, campione brasiliano e migrante nei campionati nazionali di quattro diversi continenti: America, Europa, Asia e Africa.

0
711

Vítor Borba Ferreira, conosciuto ai più semplicemente come Rivaldo. Oggi compie 47 anni, ma saltuariamente ritorna a giocare a pallone. L’ultima volta nel 2015, con il Mogi Mirim, squadra di cui è anche Presidente e che nel 2014 ha cercato di mettere in vendita tramite il suo profilo Instagram (!). Questa la dice lunga…

A Manchester c’è il numero 7: Best, Robson, Cantona, Beckam, Cristiano Ronaldo. Nel Belpaese, l’attaccante all’italiana, quello che opera sottomisura: Anastasi, Virdis, Inzaghi e tanti altri: è il numero 9. A Barcellona c’è il numero 10 sud americano. Rivaldo arriva in Spagna abbastanza giovane, ha 24 anni. Si ambienta in Galizia, al Deportivo La Coruna. Nel 1997 Van Gaal lo vuole per il nuovo Barcellona olandese. Un secondo ciclo direttamente dai Paesi Bassi. Fino al 1996 c’era il Profeta del Gol, Johan Cruijff. Il 10 era un altro grandissimo carioca, Romario. Devastante negli ultimi 16 metri, segna più di 1000 goal in carriera. Dopo Rivaldo sarà Ronaldinho, poi Messi. Prima di tutti Diego Armando Maradona, che di presentazioni non ne ha bisogno. Tre mancini e due destri.

Rivaldo a Barcellona

Il talento sud americano si trasferisce in Catalogna per divertire il secondo stadio più grande al mondo, a parere di una ricerca pubblicata su La Gazzetta (Camp Nou che deve inchinarsi allo stadio di Pyongyang). E nell’oceano talentuoso latino, anche i 100mila che ogni settimana affollavano lo stadio del Barca sono soliti inchinarsi alla brillante tecnica di Rivaldo. Ogni tipo di segnatura è tipica del brasiliano: interno, esterno, di potenza, piazzata, al volo, di testa, di controbalzo. Punizioni sotto l’incrocio e rovesciate all’angolino. Storica quella del giugno 2001, quando un suo goal, proprio di rovesciata, regalò la vittoria per 3-2 sul Valencia di Cuper, una squadra fortissima e in grado di arrivare due volte consecutive in finale di Champions League (sconfitte per mano di Real Madrid e Bayern Monaco).

 

 

Il Mondiale in Giappone e Corea

130 goal in 235 partite sulla costa spagnola, all’ombra della Sagrada Familia. Poi il Mondiale: chi ricorda quel fantastico trio ‘maravillia’ composto dalle tre ‘R’? Ronaldinho col 7, O Fenomeno Ronaldo col 9 e Rivaldo col 10. Tutti abbattuti: Turchia, Cina e Costa Rica nel girone, grazie anche ad una marcatura per match da parte di Rivaldo. Poi firma ancora il tabellino agli ottavi col Belgio e ai quarti con l’Inghilterra. Poi sale in cattedra il Fenomeno, ma entrambi i goal in finale (2-0 sulla Germania di Rudi Voeller, celebrato pochi giorni fa) sono propiziati proprio dal numero 10.

Il migrante verso oriente

Vinto il Mondiale è l’ora di vincere da un’altra parte. Operazione compiuta: il Milan di Carletto Ancelotti lo accoglie e gli mette sulle spalle il numero 11, grazie al quale il palmares del brasiliano si allarga ulteriormente. Sono la Coppa Italia, vinta contro la Roma di Fabio Capello, e la Champions League, ottenuta trionfando sulla Juventus di Marcello Lippi. Poi, un altro spostamento ancora più ad est: è la Grecia. Sono tre stagioni con l’Olympiakos (tre campionati consecutivi diretti in carrozza), per poi passare al quarto anno ai rivali dell’AEK Atene. Che affronto. E per poco, solo due punti, non riesce addirittura a detronizzare i biancorossi di Atene dall’Olimpo del campionato greco.

Gli ultimi anni

Ma il cittadino del mondo non ha terminato certamente il suo viaggio ad Oriente: è la volta dell’Uzbekistan. La società ha il nome di Bunyodkor: sono altri due campionati nella bacheca di Rivaldo, con un rapporto Partite/realizzazioni al 60% circa. All’anagrafe ha 38 anni in quel momento.

Pensate che ne abbia avuto abbastanza? Quando mai. Torna in Brasile, gioca 46 partite nel solo 2011 col San Paolo. Poi vola in Angola (!), al club Kabuscorp, segna 11 reti in 21 partite a 40 anni suonati. Infine ritorna in terra carioca, precisamente al Mogi Mirim, club con il quale aveva giocato il campionato Paulista più di due decadi prima. Qui divide lo spogliatoio addirittura col figlio. Caso più unico che raro. Poi, attraverso Instagram, prova a vendere il club (!). Si ritira, ma siamo tutti in attesa di un possibile ritorno. Per la tecnica e il fiuto del goal che ha, non stupirebbe nessuno dovesse tornare per essere ancora una volta decisivo.

Daniele Errera

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here