22 aprile, auguri Kakà: piccolo, grande campione

Oggi compie 35 anni Ricardo Kakà, storico attaccante/mezzapunta del Milan di Ancelotti.

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Imprendibile, irraggiungibile, irrefrenabile. Definitelo come volete, ma QUELL’ANNO Ricardo Izecson dos Santos Leite detto Kakà era davvero una spanna sopra gli altri. Oggi ne fa 35! Buon compleanno, campione.

L’ARRIVO A MILANO

“Kakà è sbarcato all’aeroporto di Malpesa e mi sono messo le mani nei capelli: occhialini, pettinatissimo, faccia da bravo ragazzo, solo non vedevo la cartella con i libri e la merendina. Oddio, abbiamo preso uno studente universitario. Benvenuto al progetto Erasmus: non sarebbe male se sapesse anche giocare a pallone”, firmato Carlo Ancelotti, allora tecnico del Milan. Dovrà ricredersi: tempo dopo lo definisce il secondo giocatore più forte che abbia mai allenato (Carletto non era ancora arrivato a Londra, dai Blues), sicuramente il più intelligente.

Lineare, concreto, di classe, destro e sinistro, assist man, colpo di testa. Kakà ha tutto. E’ un campione dentro e fuori il campo. Capace di rifiutare lo stipendio fino a che non recupera dall’infortunio, anno 2013. Forse si sentiva in debito con la società: le stagioni in rossonero sono devastanti. Ancelotti lo ritiene ragione principale della vittoria dello scudetto 2003/2004. E in squadra aveva Dida, Maldini, Gattuso, Seedorf, Rui Costa, Sheva e tanti altri. Ma il fulcro è il neo acquisto, il ‘calimero’ del gruppo, Kakà. Quello che prendeva amichevolmente in giro proprio Gennaro Gattuso. Che poi ricambiava con violenti schiaffi alla testa.

IN GIRO PER IL MONDO

Nel 2009 il Milan lo cede per quasi 70 milioni di euro: direzione Madrid, sponda merengues. Il presidentissimo Florentin Perez lo vuole per rifondare la squadra dopo che l’eresia guardiolana a Barcellona ha mostrato muscoli e coppe, col primo dei triplete azulgrana. Ma la lontananza da Milano e la dannata pubalgia lo fermano, lo indeboliscono. Quello non è Kakà: è forte, ma non è il 22 che si era visto all’ombra del Duomo, sul verde campo di San Siro.

Torna al Milan e nonostante gli infortuni guida i rossoneri ad un onorevole ottavo posto, specialmente per come si era messa la prima parte di stagione. Firma il suo centesimo goal a Milano, tra l’altro. Poi veleggia verso ovest: prima si trasferisce al San Paolo, in Brasile. Ora, invece, gioca all’Orlando City, Florida. Si diverte. Sembra felice, nonostante la separazione dalla moglie, Carol Celtico.

MANCHESTER

Una grande carriera, al cui apice c’è quella pazza stagione 2006/2007. Pazza per il club rossonero: Ancelotti perde una caterva di partite in più, rispetto alle tre stagioni precedenti. Tuttavia vince Champions League, Supercoppa Europea e Coppa Intercontentale una dopo l’altra. E Kakà ne è il protagonista con quell’insana partita disputata a Manchester, contro i fortissimi Red Devils di Cristiano Ronaldo e Sir Alex Ferguson. La spunta il Manchester United, ma Kakà quel giorno sembra lui il diavolo. Un satanello in bianco col 22 sulle spalle. Provano a fermarlo in ogni modo, ma non lo prendono. Lui passa attraverso i corpi, è come fosse un fantasma. Mette in ginocchio gli 11 di Ferguson, proprio all’Old Trafford. Poi vinceranno loro quella partita (al ritorno ne prenderanno 3 da un Milan monumentale), ma le parole offendono quella prestazione. Spazio alle immagini e alle grandi telecronache: “it’s wonderful from Kakà, absolutely magical”. E poi alza le braccia al cielo: Dio, i brividi.

Daniele Errera

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