26 novembre: buon compleanno a The Reign Man, Shawn Kemp

Tanti auguri a Shawn Kemp, point guard dei Seattle SuperSonics secondi solo ai Bulls di Micheal Jordan

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Vorrei ringraziare tutti i miei compagni di squadra ai Sonics, specialmente tu, The Reign Man (Il Regnante), Shawn Kemp. Adesso parlate tutti dei Clippers e della LoB City. Noi eravamo la vera Lob City originale”, firmato Gary Payton, uno che non le manda a dire, anzi. Uno che ha una visione di mondo abbastanza intransigente, lo si può osservare nelle dichiarazioni e in alcuni atteggiamenti. Flavio Tranquillo lo intervistò e gli chiese se fosse possibile che il basket fosse l’unico ambiente sulla faccia del globo terracqueo dove più passa il tempo e più si peggiora. Si va avanti nella tecnologia, nella medicina e altro ancora, ma nella pallacanestro si può rallentare se non invertire la rotta?

Payton dice che non ci sarà più una point guard come lui. CP3, Curry, Westbrook, Irving e soci guardano…Nella stessa induzione nella Hall of Fame, l’ex numero 20 parlò non solo di quanto i Los Angeles Clippers avessero copiato dai Seattle SuperSonics, ma affermò senza battere ciglio che il cestista più difficile da marcare fu John Stockton (un monumento della palla a spicchi) e non Michael Jordan: “Perché è una mia opinione ed è così che funziona”. Payton marcò duramente Jordan alle finali del 1996, ma la forza d’urto di quei Bulls fu inarginabile. MJ, Scottie, il verme nel sistema Phil Jackson – Tex Winter. I Sonics andarono sotto 3-0, per poi terminare 4-2.

Secondo molti l’MVP delle finali non doveva essere Jordan, ma l’ala grande della franchigia di Seattle, Shawn Kemp. Il numero 40 fu un personaggio veramente strano per l’ambiente NBA. Aveva un fisico, per i primi anni di carriera, veramente clamoroso. Strapotenza fisica, impossibile stargli appresso. In post era devastante e poi volava. Volava. Una schiacciata di Zach LaVine ad uno All Star Game di qualche anno fa era completamente celebrativa di The Reign Man. Con Payton che alzava per gli alley up, nessun avversario poteva arginare i SuperSonics. Ma Kemp fu tanto grande sul parquet quanto particolare al di fuori. I dirigenti della franchigia che non c’è più (in quanto spostata a Oklahoma City nel 2008) raccontano ancora di quando, appena arrivato, chiese loro di portarlo a vedere la Casa Bianca.

Ma si trovavano a Washington Stato, non città. Inoltre è riuscito a fare 7 figli con 6 donne differenti. Dopo il pellegrinaggio out of Seattle (Cleveland, Portland ed Orlando), tentò anche nelle Marche. In Italia, pazzesco, con la Premiata Montegranaro. Non andò bene, anzi. Ma rientra tutto nel personaggio. Un cestista incredibile, che non ebbe la fortuna meritata. Un grande sul parquet, un po’ meno forse al di fuori, ma che tanti ricordano come uno di quelli ad esser stato sfortunato ad aver incontrato sulla propria strada quei Chicago Bulls. Quel Michael Jeffrey Jordan.

Daniele Errera

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