6 dicembre, un ricordo di Charly Gaul

Tredici anni fa si spegneva Charly Gaul, "l'angelo della montagna" lussemburghese. Ne tracciamo un breve ricordo

0
63

Il 6 dicembre di tredici anni fa, nel 2005, se ne andava Charly Gaul, il grande campione lussemburghese, considerato ancora oggi uno dei più formidabili scalatori della storia della bicicletta: nel suo palmares figurano tre grandi corse a tappe, nello specifico due Giri d’Italia e un Tour de France.

“L’angelo della montagna”, epiteto con cui era noto, nacque l’8 dicembre 1932 a Pfaffenthal, uno dei sobborghi di Lussemburgo, la capitale dell’omonimo piccolo granducato centroeuropeo. Passato al professionismo a 21 anni, nel 1953, si fece notare al Mondiale di Lugano dello stesso anno. Giunse infatti al sesto posto in quell’edizione che consegnò al contempo alla leggenda Fausto Coppi, che ivi vinse l’unico alloro iridato. L’anno dopo, a Solingen, nell’allora Germania Ovest, si classificò terzo, per l’unica medaglia iridata della carriera. Per il resto Gaul, date anche le sue caratteristiche di scalatore puro, si concentrò in maniera preponderante sulle gare a tappe. In queste raccolse le più grandi gioie, e, parallelamente, le più cocenti delusioni.

IL PALMARES

La prima grande vittoria del ciclista lussemburghese fu quella del Giro d’Italia 1956, e si tratta senza di quella che ancora oggi viene ricordata di più. Memorabile fu infatti la terzultima tappa, che si concludeva sulla vetta del Monte Bondone, vicino Trento. Quella corsa si svolse sotto una tormenta di neve. Gaul vinse quella tappa, ipotecando il Giro che difese fino alla frazione finale di Milano, giungendo al traguardo quasi congelato. Si racconta che non sia riuscito a proferire parola se non dopo esser stato immerso in una vasca piena di acqua calda. Si pensi che quella frazione vide il ritiro di 44 tra gli 87 corridori che erano partiti la mattina. Addirittura, il secondo di giornata, Alessandro Fantini, giunse a circa 8 minuti di distacco.

Gaul si presentò da favorito anche al Giro 1957, ma qui dovette subire una grande delusione, a causa di un’improvvida “sosta-pipì”, durante la diciottesima tappa, che si concludeva ancora sul Monte Bondone. Fermatosi per una sosta fisiologica in un tratto in pianura, venne attaccato da Louison Bobet (cui sembra non abbia mai perdonato il colpo basso) e da Gastone Nencini, che trasse profitto da quell’azione andando alla fine a vincere il Giro.

Uscito sconfitto (terzo) ancora al Giro 1958, si rifece finalmente al Tour 1958, e vinse anche il Giro del 1959, che fu l’ultimo grande successo della carriera. Entrambe queste vittorie vennero favorite da un paio di azioni da lontano memorabili. Dopo un ultimo importante piazzamento che fu il terzo posto al Tour del 1961, si ritirò nel 1963, per poi tornare brevemente in attività due anni dopo. Vanta anche la vittoria di sei campionati nazionali.

LA VITA DOPO IL CICLISMO E LA MEMORIA

Gaul non ebbe una vita facile, e in questo molti l’hanno paragonato a Marco Pantani, che del resto aveva delle caratteristiche assai simili a quelle dell’asso lussemburghese. I due avevano profonda stima l’uno dell’altro, e l’ultima uscita pubblica di Gaul fu proprio ai funerali del ciclista romagnolo, nel febbraio 2004. In un articolo uscito su Repubblica a firma di Gianni Mura, raccolto dal grande giornalista sportivo in un suo libro, “La fiamma rossa”, si potevano leggere queste parole, con cui è doveroso concludere questo breve ricordo: “Per questo [il modo di vincere le corse di Pantani, ndr] al tuo funerale c’era Gaul, malato”. In ciò, i due non erano davvero tanto diversi.

Umberto Resta

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here