7 novembre, buon compleanno Rombo di tuono

Il compleanno di Gigi Riva, l'eroe di un popolo dimenticato

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Ci sono pagine di storia che non hanno quasi più bisogno di essere sfogliate. Basta una parola per evocare immagini, ricordi, emozioni. Per esempio, basterebbe dire: “Rombo di tuono”.

Tutti, tutti, penseremmo subito alla Sardegna. E non alle sue spiagge, al gossip o alla vita da vip, da Briatore a cantare con Jerry Calà. Penseremmo alla sua parte più remota, più arcaica, quella più ostica, quella più vera, che si rispecchia sulla faccia della sua gente e nei suoni della sua lingua, quella apparentemente chiusa, invalicabile, arcigna e oscura. Gente e suoni che, se scavati nell’anima, quell’anima che ha bisogno di poche parole per manifestarsi, a cui basta un solo “sì” per giurare eternità, sanno darti il cuore.

TANTI AUGURI “ROMBO DI TUONO”

Ecco, basterebbe solo quella perifrasi “Rombo di tuono” per raccontare quelle e molte altre sensazioni. Perché raccontare la storia di Gigi Riva, a cui il grande Giuàn Brera regalò una delle sue espressioni più felici, è fondamentalmente la storia di un amore tra due anime che si sono incontrate per caso e si sono scoperte uguali ed eterne.

Il ragazzo venuto dal nord è cresciuto praticamente senza padre, morto per incidente sul lavoro e con una madre che lo lascerà quando, dopo essersi caricata sulle spalle la famiglia, lui appena ventenne si trasferisce a Cagliari. Il ragazzo chiuso, introflesso, riflessivo, schivo, cresciuto a pane, poco, e dignità, tanta.

Il ragazzo che sbarcato a Cagliari, nel ‘63, visse i primi mesi come all’inferno ma giorno dopo giorno si accorse che quello era il suo mondo, che quella era la sua terra. Perché la terra, diceva un altro grande sardo adottivo: Fabrizio De Andrè (per carattere e sintonia, buon amico di Riva), uno non se la sceglie, è lei che sceglie te. Di quegli anni, da uomo, prima che da calciatore, sappiamo già tutto.

I suoi gol, tanti (207, tra campionato e coppe), le sue gesta atletiche, quella testa incavata nelle spalle con l’ossessiva ricerca della porta, quel sinistro potente, come che tutta la forza fosse concentrata su un unico piede (Scopigno, suo allenatore, diceva che il destro Riva lo usasse solo per salire sul tram). Sappiamo tutto anche dei suoi infortuni, col Cagliari e con la Nazionale, della sua ostinata volontà di non lasciare mai l’isola, anche di fronte ai soldi. Perché quando cresci con il valore della dignità e della coerenza, i soldi non contano.

Sappiamo tutto di quello scudetto, che trasformò una periferia del calcio, nel centro dell’Italia, non solo calcistica. E come sarà per Maradona a Napoli, impersonificherà per sempre un popolo dimenticato nelle gesta del suo eroe. Non vogliamo essere ripetitivi dunque. Vogliamo soltanto rendere omaggio a un uomo, e ai suoi 74 anni, oggi.

Certo che se dovesse leggere queste parole farà spallucce, e preferirà, spegnendo il telefono per evitare le troppe telefonate di auguri, fumare una sigaretta tra i suoi amici di sempre. Lontano da quei riflettori che non ha mai voluto addosso, che ha sempre detestato, preferendogli il rumore del mare, nel vento, come aria respirata, lontana. Aria troppo importante, àncora, mito, orgoglio.

Simone Cacurri

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