76ers, Process Revolution: via Butler, dentro Horford. Harris rinnova, via JJ

Che rivoluzione in casa 76ers

0
121
Nelle fila di Boston si mette in luce uno dei migliori prospetti NBA, il rookie Tatum: 24 punti, 7 rimbalzi, 4 assist, 4 recuperi e 2 stoppate. Anche altri quattro cestisti vanno in doppia cifra: sono Horford, di nuovo lui dopo due partite sottotono (doppia doppia, 15 punti e 12 rimbalzi), Brown (17/3/2), oltre che Morris e Smart che partono dalla panchina. Ed è l’esecuzione difensiva dei Celtics, che fa la differenza. Sono avanti per oltre 44 minuti su 48, con un massimo vantaggio di 21 punti. Le franchigie tirano con grande veemenza dall’arco (39 volte Boston, 34 Cleveland), ma non sono precisissime: Tatum e co. vanno a segno 13 volte, mentre Korver e gli altri 9 volte. E se da dentro l’arco sono sia più accurati che più presenti i Cavs, la precisione dei ragazzi di Brad Stevens è altissima dai tiri liberi: 91% a 63%. Con Thompson non al massimo sotto il canestro avversario, sono i Celtics a prendere più rimbalzi (sia offensivi che difensivi). Inoltre i vecchi fantasmi di Cleveland si riaffacciano: le palle perse da ragazzi di coach Lue sono 15, 8 quelle degli avversari. E poi il popolo del TD Garden: 18624 tifosi indemoniati. Anche se LeBron dovesse tirare la carretta e portare la serie NBA sul 3-3 (e non è detto, seppur la Quicken Loans Arena sarà tutta per il suo Re), poi bisognerà tornare in Massachusetts, dove i tifosi biancoverdi aspettano da tanto tempo di vendicarsi sul 23 di Akron, Ohio.

Alla vittoria di Toronto su Golden State, Joel Embid ha twittato: “Regrets”. Rimpianti. Perché i Philadelphia 76ers erano stati la franchigia che ha fatto soffrire di più i canadesi. Li avevano portati addirittura a Gara 7 e solo un clutch shot pazzesco di Leonard ha portato i Raptors alla vittoria. Difeso da Embiid, per altro. Poi le difficoltà contro Milwaukee passate grazie allo scambio difensivo su Giannis Antetokounmpo: da Siakam allo stesso Leonard. Con Kawhi che potrebbe cambiare ancora Conference, andando a Los Angeles – ancora non si sa quale sponda – i 76ers potrebbero essere sì i favoriti. Anche perché Durant tornerà l’anno prossimo e allora i Nets saranno allora una contender. Ma è arrivato il terremoto nei 76ers.

Jimmy Butler era stata una delle migliori costanti dell’annata. Soprattutto dei playoff, portando mentalità in casa 76ers. Voleva un rinnovo al massimo, vista l’autostima parossistica di cui è in possesso. Non aveva calcolato che il miglior cestista della squadra fosse però Embiid. Ma Phila si è mossa anzitutto per Harris, che ha rinnovato per 5 anni a 180 milioni. E lo spazio per Butler ci sarebbe anche stato, probabilmente. Ma Jimmy ha preferito guardare da altri parti, verso nuovi lidi: Miami. La sua prossima franchigia saranno gli Heat. Non riuscirà a riunirsi all’amico (ai tempi dei Bulls) Wade, visto che la guardia si è ritirata. Tuttavia, sarà the new face della franchigia. Ai 76ers va Josh Richardson, mentre sempre da Miami vanno via Olynyk e Derrick Jones Jr, direzione Mavs. Butler ha firmato 142 milioni per 4 anni.

E Phila con chi lo sostituisce? Interessante opzione: da Boston arriva Al Horford (4 anni per 109 milioni). L’ex Hawks non è un’ala piccola, però. E’ un’ala grande, centro per necessità. La strada su cui sembrano instradati quindi i 76ers è quella della maggiore fisicità. Giocassero titolari Simmons, Harris (da 3), Horford (da 4) e Embiid, il più basso sarebbe l’ex Clippers (2,06 metri). Attenzione, guardia tiratrice non nominata perché JJ Redick si è spostato a New Orleans.

Daniele Errera

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here