8 dicembre, C’est la precision qui fait la difference: il goal più bello di Platini.

La rete più bella e l'espressione più bella. Michel Platini a 360°: era l'8 dicembre 1985

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Ci sono certi giocatori che hanno una grazia superiore, un’eleganza da cigni. Marco Van Basten fu uno di questi. Ma giocò in un Milan che cambiò le regole del gioco, trasformando il calcio ‘da prima a dopo’. Non poteva avere la regalità di Michel Platini, Le Roi. Perché il favoloso numero 10 francese giocava in un calcio meno concitato, più calmo e rilassato. Dove le qualità tecniche esplodevano parossisticamente. Ancora poca tattica e meno muscoli di oggi. Tanta, tanta qualità individuale. E Platini ne aveva da vendere.

L’8 dicembre del 1985 rappresentò un po’ il convergere di alcuni momenti storici per il calcio. Il palcoscenico era Tokyo, non certo una capitale del calcio. Ma è grazie ai giapponesi ed alla Toyota se la Coppa Intercontinentale è sopravvissuta. Le europee non volevano più giocarla, visti i trattamenti che subivano in America Latina. Quel giorno ad affrontare i campioni del sud America, gli Argentinos Juniors, era la Juventus. La Vecchia Signora aveva vinto la più drammatica finale di Coppa Campioni di sempre. Quasi 40 morti. Stendiamo un velo pietoso sull’Heysel e sulle sue povere vittime. Ma qualche mese dopo, in terra del Sol Levante, è tutta un’altra storia. A livello di contenuti tecnici è una delle più grandi finali di sempre. A Michel Platini si contrappone Claudio Borghi, già etichettato come il nuovo Maradona e protagonista di una prestazione così leggendaria che farà capitolare anche il futuro presidente del Milan, Silvio Berlusconi. Sua Emittenza lo acquisterà nel 1987, ma per le regole sugli stranieri in Italia dovette parcheggiarlo a Como. Quando l’anno dopo si poteva portarlo a Milano, Sacchi chiese un centrocampista sconosciuto, Frank Rijkaard. Se Berlusconi avesse fatto firmare Borghi, il ‘profeta di Fusignano’ se ne sarebbe andato e la storia del calcio non sarebbe cambiata. Ma questa è un’altra storia.

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La finale di Intercontinentale fu vinta poi dalla Juventus. 2-2 nei tempi regolamentari, con la Juve costretta ad inseguire due volte. Poi i calci di rigore e il ruolo decisivo di Tacconi, allora meno spaccone di oggi. C’è anche il ‘complesso Juventus’ dentro questa storia: nelle competizioni internazionali, nelle finali, pur potendo stravincere, soffrono come non mai. Ma in tutto questo c’è anche qualcosa in più: sono le due immagini più famose di Platini… La seconda, l’espressione fanfarona con la mano che tiene il volto. Le Roi è sdraiato sul campo, mentre gli avversari giocano. L’arbitro gli ha appena annullato una rete regolarissima. La prima è proprio la rete, la sua più bella. Al limite dell’area di rigore, piena di maglie rosse dei ‘juniors’, stoppa regalmente di petto, solleva il pallone di collo sorpassando un avversario, con un colpo che oggi viene brutalmente definito ‘sombrero’ ed al volo, prima che il la palla possa toccare a terra, prima un avversario possa intervenire, spedisce in fondo al sacco la sfera di cuoio, quasi sotto l’incrocio. Una folgore, non un pallone. La rete più bella. Annullata. Credete possa aver colpito particolarmente Platini? Forse non sapete che il suo nome, nel dizionario francese, viene subito prima di Platone… Non è ovviamente un caso…

Daniele Errera

 

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