8 luglio, il ‘fracaso’ brasiliano a causa dei giganti della Germania

L'8 luglio 2014 si assistette ad un tiro a segno, un massacro autorizzato in casa dei 'violentati': Brasile - Germania, 1-7. Uno dei giorni più tristi della storia carioca.

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Mi ero preso libero da lavoro quel martedì 8 luglio 2014. Sapevo, lo sentivo nell’aria: Brasile – Germania sarebbe stata una partita diversa. Indimenticabile. Non sbagliavo.

Arrivai in ritardo dal mio amico, Livio. Abita al centro di Roma, a piazza di Spagna. Parcheggiato sul lungotevere, ho tagliato il centro di Roma, ad est del Tevere: via di Ripetta, via Tommacelli, via del Corso, via dei Condotti. Più camminavo e più sentivo la gente urlare per la strada su quanto fosse forte la Germania. Di che partita stavano vedendo. Ricordava la scena dei ‘92 minuti di applausi’, quella di Fantozzi. Nel film parlavano di un 20 a 0 con rete di testa addirittura di Zoff. Qui, pur non avendo colto il risultato, sembrava qualcosa di simile. Arrivai a casa di Livio. Nell’aprirmi la madre mi disse agitata: “vai, che altrimenti ti perdi il sesto”. Sempre simpatici i napoletani, pensai. Mai affermazione fu più vera. Il tabellino segnava 0-5. Non avevo mai visto una cosa del genere. Ricordo di aver letto un 6-1 della Germania Ovest contro l’Austria, in semifinale del Mondiale 1954. Ma erano altri tempi: si giocava con pochissimi difensori e tante punte. E poi le reti furono spalmate per 60 minuti. Qui non fu così, anzi.

La sfida del “Mineirao”, più che una gara di calcio, si sarebbe rivelata un’esecuzione in piena regola, un attentato all’anima e al cuore di un popolo che si nutre di ‘fuitbol’ dall’alba al tramonto, un popolo che da decenni attendeva trepidante il dì della grande riscossa, trasformatosi, al contrario, in un nefasto remake di un vecchio horrormovie. A scoperchiare il pentolone dei ricordi più bui dei brasiliani ci pensa Thomas Müller, formidabile puntero del Bayern Monaco (squadra-serbatoio della Nazionale), che all’11’, sugli sviluppi di un corner, insacca in libertà, approfittando del composto disinteresse della retroguardia di casa. È soltanto il principio di una vendemmiata epocale: al 23’ Miro Klose, vecchio marpione delle aree di rigore, scavalca Ronaldo nella classifica dei migliori marcatori della storia del Mondiale, siglando il 2 a 0. ‘O Fenomeno’, presente in tribuna sotto le vesti di commentatore tv, sbigottisce, prima di ammutolire, al pari di altri duecento milioni di brasiliani, alla marcatura di Toni Kroos (fendente dai quindici metri) al 24’. Qualcuno inizia già ad abbandonare lo stadio, altri implorano pietà ai carnefici in divisa rossonera (insolita seconda maglia tedesca), ma la mareggiata prosegue con inalterato furore: al 26’ è ancora Kroos, approfittando di un clamoroso svarione di una difesa brasiliana completamente in bambola, a scambiare con Khedira e insaccare. Tre minuti più tardi, è lo stesso tedesco-algerino del Real Madrid a siglare il 5 a 0, su servizio di Mesut Özil, splendido diamante turco sgrezzato a Gelsenkirchen. Il pubblico di tutto il pianeta stenta a credere a ciò a cui sta assistendo. I tedeschi stanno portando avanti un vero e proprio tiro al piccione da partitella del giovedì, il tutto in casa del Brasile in una semifinale di Coppa del Mondo. Una gara ai confini della realtà, tra le più incredibili dell’intera storia del torneo. Dopo il quinto goal la furia teutonica si placa, in fondo tra pochi giorni c’è una finale da disputare e bisognerà pur preservare qualche energia nell’oretta buona di gioco che rimane. I brasiliani, vittime di un rovinoso crollo psico-fisico, prima ancora che tecnico-tattico, cercano almeno di salvare un minimo di quell’onorabilità già ampiamente violata, ma con frutti modesti. Manuel Neuer, portierone tedesco, è una saracinesca. Nella ripresa, i rossoneri colpiscono altre 2 volte con Schurrle, prima delle rete della bandiera, alquanto platonica, di Oscar. Uno a sette. 1-7. A lettere o a numeri, la visione del punteggio produce un effetto devastante. È il ‘fracaso’ per i sudamericani, la vergogna, il “Maracanazo” del XXI secolo. “Mineirazo” è il nuovo epiteto da consegnare ai posteri quale vessillo d’infamia imperitura”.

 

 

Alcuni pezzi del racconto sono tratti da Errera-Fox, 2015, Kimerik Edizioni, “Le 50+1 Partite che hanno cambiato la storia”

Daniele Errera

 

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