9 maggio, buon compleanno Fulvio Collovati

Compie 62 anni Fulvio Collovati, bandiera per quasi ogni squadra della quale ha avuto l'onore di indossare la maglietta.

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Teor, che non è un nome di una semidivinità nordica. No, è una cittadina in provincia di Udine. Qui, il 9 maggio 1957, è nato Fulvio Collovati. Ottimo difensore centrale, buona tecnica, una vita tra le squadre milanesi e la Nazionale, con la quale si è laureato Campione del Mondo 1982 giocando tutte le partite spagnole.

Un nazionale, trai più importanti che si ricordi non può che venire da una storia particolare. La storia calcistica di Collovati è l’emblema dell’Italia pre boom economico (anche se avviene in piena crescita). “In Oratorio, a Cusano Milanino, c’era Trapattoni che guardava i giovani e decise di puntare su di me”. Pazzesco, all’oratorio. Non da una scuola calcio, non da provini sotto gli occhi di telecamere. No, viene visto in oratorio. Da lì la crescita. Cusano (da cui erano usciti il Trap stesso, Oriali e Pierino Prati) e quindi al Milan. A seguire il suo mentore, Trapattoni. Sale in prima squadra nel 1976, quando l’allenatore se ne va alla Juve.

Per Collovati sono anni importanti e felici. Si trasferisce poi all’Inter, nel 1982, dopo la vittoria in Coppa del Mondo. Resterà in nerazzurro fino al 1986, quando se ne torna in terra Friulana, all’Udinese. E chi va a fare il tecnico nerazzurro? Trapattoni, ovviamente. Si sfiorano solamente, i due. Uno lo scopre sì, anni prima. Ma poi nient’altro. A Roma, dopo sei mesi ad Udine, rincontra Nils Liedolm, “il mio maestro”, come lo avrebbe poi definito. “Mi forgiò al Milan e poi mi volle fortemente anche alla Roma. Era una persona con un carisma incredibile, lo ricordo con grande affetto”.

 

 

LA PARENTESI GENOANA

Quindi la fine carriera al Genoa con Franco Scoglio e Osvaldo Bagnoli in panca. Grandi tecnici, grandissimi. Con un compagno di reparto storico, il capitano Gianluca Signorini, morto poi di sclerosi multipla, simbolo (assieme a Stefano Borgonovo) di questa battaglia contro la malattia, contro ‘la stronza’.

FINE CARRIERA

Poi gli scarpini attaccati al chiodo. Con la volontà di restare nel mondo del pallone e una speranza futura: “al calcio italiano, così tanto bistrattato, nonostante abbia fatto bene quest’anno, auguro di ripartire dai giovani, la vera base su cui costruire il futuro”. I giovani, magari nuovamente dall’oratorio.

Daniele Errera

 

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