Bulls Media Day 2017/2018

I Chicago Bulls, al loro Anno Zero, si presentano ai media.

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Il Media Day per le squadre NBA equivale ad una specie di primo giorno di scuola, fatto di molti giocatori che si conoscono per la prima volta, molte foto e volti sorridenti: insomma equivale ad un nuovo inizio.
Un nuovo inizio, lo è per tutte le squadre NBA ma probabilmente per i Chicago Bulls di questa stagione ancora di più, soprattutto perché poche ore prima che si alzasse il sipario sul Media Day, il front office dei Tori e Dwyane Wade hanno raggiunto un accordo per il buyout dell’ex giocatore dei Miami Heat, chiudendo così di fatto ogni legame, viste le partenze di Jimmy Butler e Rajon Rondo, con il tentativo, suggestivo ma strampalato, messo in atto la scorsa estate dal duo Paxson-Forman.

WADE OUT, NIKO IN

“Uno dei miei sogni è stato esaudito. Grazie Chicago!!!”

Con queste parole, apparse sul suo profilo Twitter, Wade saluta la sua città natale e la squadra che ha sempre tifato.
Un sogno che tutti ci immaginavamo più lungo e con un finale diverso i cui contorni però erano diventati sempre più evidenti negli ultimi tempi perché Flash, pur comprendendo la direzione intrapresa dalla dirigenza, non voleva ritrovarsi in mezzo ad una franchigia che per i prossimi anni avrà addosso e ben leggibile il cartello LAVORI IN CORSO.
Per un Wade che va c’è un Nikola Mirotic che torna. Il 26enne spagnolo infatti ha ri-firmato con i Bulls per i prossimi due anni e nella stagione che sta per iniziare, oltre ad avere il compito di riscattare un 2016-2017 non certo indimenticabile, dovrà vestire anche i panni del leader (assieme a Robin Lopez) essendo di fatto uno dei veterani della squadra.

YOUNG, WILD AND FREE

Il 27 Settembre 2016 i Chicago Bulls presentavano ai media, tra un diffuso ma non proprio convinto entusiasmo, Jimmy Butler, Dwyane Wade e Rajon Rondo, i tre moschettieri che, nelle intenzioni della dirigenza, avrebbero dovuto portare la franchigia della Città del Vento a battagliare con i Cleveland Cavaliers e i Boston Celtics per la corona dell’Est.
363 giorni dopo, il copione non è andato esattamente come avevano previsto Paxson e Forman: i tre moschettieri di allora sono partiti tutti verso altri lidi e le attenzioni maggiori sono riservate a coloro che hanno il compito di sostituirli ovvero Zach LaVine, Kriss Dunn e Lauri Markkanen.
L’entusiasmo è lo stesso di un anno fa ma stavolta pare più genuino, più convinto. Non tanto nelle parole del duo di dirigenti, ormai consumati attori, ma in quelle di Fred Hoiberg che, davvero, per la prima volta si trova a gestire una squadra creata a sua immagine e somiglianza: giovane, selvaggia, spensierata.

DRAFT E FLESSIBILITÀ SALARIALE LE CHIAVI DEL FUTURO

Tuttavia non è questa la stagione su cui è concentrata la franchigia, “Stringere i denti oggi per provare a sognare domani” potrebbe essere lo slogan per l’inizio della stagione. Il progetto di rebuilding dei Bulls infatti è a medio-lungo termine e le chiavi per tornare ad essere competitivi sono due: scelte dei prossimi draft e flessibilità salariale.
Partendo dal primo punto, è verosimile immaginare una stagione con molte più sconfitte che vittorie il che significa altissime probabilità di pescare una delle prime scelte al prossimo draft, considerato da molti addetti ai lavori addirittura superiore a quello svoltosi lo scorso 23 Giugno. Tali scelte potranno aggiungere talento e gioventù al roster dei Tori, oppure essere usati come pedine di scambio per portare a Chicago una o più stelle.
Se la dirigenza sceglierà di intraprendere la prima strada il percorso di rinascita sarebbe più lungo ma sicuramente meno dispendioso a livello economico, seguendo ad esempio quanto fatto dai Philadelphia 76ers o soprattutto dai Golden State Warriors. L’altra strada porta a quanto hanno fatto i Cleveland Cavaliers che scelsero di bruciare le tappe, per provare a vincere subito.
Non di secondaria importanza è la flessibilità salariale a disposizione del front office per dare la caccia ai grandi free agent della prossima estate. Chicago, pur con una squadra poco competitiva, rimane pur sempre un “big market” e se a ciò aggiungiamo il fatto che abbia più potere economico rispetto a tutti gli altri team della lega allora la faccenda potrebbe essere interessante.

Il Media Day segna l’inizio ufficiale della stagione, alla prima palla a due mancano 24 giorni e i nuovi Chicago Bulls sono pronti.

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Gherardo Dardanelli
26 anni, nato a Firenze. Dopo la maturità linguistica mi sono iscritto alla facoltà di Scienze Politiche indirizzo Comunicazione, Media e Giornalismo dell'Università degli studi di Firenze. Avendo un concetto di giornalismo ben diverso da quello che si insegna nelle aule, ho voltato pagina ed ho conseguito un master in Gestione di impresa e Marketing che mi ha consentito di fare due esperienze lavorative bellissime a New York e Los Angeles. L'anno trascorso negli USA è servito inoltre a cementare la mia più grande passione: l'NBA e in particolare i Chicago Bulls di cui, mio malgrado (vedendo gli ultimi risultati) sono grandissimo tifoso.

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