I Bulls sconfitti dai Raptors 101 – 117

Prima gara e prima sconfitta per i Bulls che però, in mezzo a molte ombre, intravedono pure qualche timida luce.

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Comincia dall’Air Canada Centre di Toronto la stagione dei Chicago Bulls di coach Fred Hoiberg che, per la prima uscita dell’anno, sceglie di partire con Grant, Holiday, Zipser, Markkanen (primo rookie a partire titolare dai tempi di Derrick Rose nel 2008) e Lopez in quintetto.

L’avvio di partita è quello tipico delle Opening Night: ritmo blando, basse percentuali e qualche palla persa di troppo da ambo le parti, dove il solo Valanciunas, in campo assieme a Lowry, Powell, DeRozan e Ibaka, sembra uscire bene dai blocchi con 6 punti filati messi a referto.
I Bulls però, nonostante le polveri bagnate (37% al tiro) e la non eccelsa regia di Grant, hanno il merito di lottare su ogni pallone e, nonostante i 7 assist su 10 canestri dal campo dai Raptors, restano a contatto.
La prima frazione si chiude sul 25-23 per i Canadesi con gli ospiti che ricevono risposte positive soprattutto da Holiday e Lopez, autori rispettivamente di 8 e 6 punti.

Ai Raptors però bastano poco più di 5 minuti del secondo quarto per spezzare l’equilibrio venutosi a creare nel primo periodo e per mettere una seria ipoteca sulla vittoria finale. C.J. Miles è chirurgico dall’arco dei 7.25 e con 4 triple messe a segno su altrettanti tentativi, guida i suoi addirittura fino al +27, approfittando della clamorosa inadeguatezza della second unit dei Bulls che viene letteralmente spazzata via dal campo.
Chicago, in chiusura di quarto, piazza un mini parziale che riduce lo scarto a 21 punti ma di fatto, sulla gara, già scorrono i titoli di coda.

Negli ultimi due periodi infatti i ragazzi di Hoiberg, più con l’orgoglio che con idee tattiche ben definite, provano in tutti i modi a ricucire lo strappo, cercando di concludere la partita con un passivo dignitoso per altro riuscendoci visto che alla sirena finale il punteggio recita 117-101 per la coppia Lowry – DeRozan e soci.

Doveva essere sconfitta e sconfitta è stata per Chicago che però viene via dal Canada con qualche indicazione buona su cui impostare la stagione.
La più importante di tutte ha le sembianze di un ragazzo alto e biondo, con numero 24 e il cognome Markkanen scritto sopra.
La settima scelta assoluta all’ultimo draft infatti, nonostante abbia guadagnato il posto in quintetto solo grazie alla rissa di tre giorni fa tra Portis e Mirotic, che è costata al primo 8 giornate di sospensione e al secondo una mascella rotta, ha mostrato subito lampi di un talento (soprattutto nella metà campo offensiva) cristallino chiudendo con 17 punti e 8 rimbalzi la sua prima partita tra i “grandi”.
Holiday e Lopez si dimostrano giocatori affidabili e anche Valentine in uscita dalla panchina, nonostante il -19 di plus/minus finale, ha offerto comunque un buon contributo.

Le noti dolenti, ma non è proprio una scoperta, si sono verificate soprattutto in cabina di regia dove l’assenza degli infortunati Dunn e LaVine si è subito fatta sentire. Jerian Grant va ancora a corrente alternata, Kay Felder si è mostrato poco timoroso ma ha spesso sbagliato scelta mentre Ryan Arcidiacono si è rivelato totalmente inadeguato al paloscenico NBA.

Il prossimo appuntamento è in programma per Sabato a San Antonio dove i Tori faranno visita a coach Popovich ed ai suoi ragazzi, dove è prevedibile una nuova sconfitta ma dove tutti si aspettando di vedere confermate le cose buone fatte nella notte.

Gherardo Dardanelli

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Gherardo Dardanelli
26 anni, nato a Firenze. Dopo la maturità linguistica mi sono iscritto alla facoltà di Scienze Politiche indirizzo Comunicazione, Media e Giornalismo dell'Università degli studi di Firenze. Avendo un concetto di giornalismo ben diverso da quello che si insegna nelle aule, ho voltato pagina ed ho conseguito un master in Gestione di impresa e Marketing che mi ha consentito di fare due esperienze lavorative bellissime a New York e Los Angeles. L'anno trascorso negli USA è servito inoltre a cementare la mia più grande passione: l'NBA e in particolare i Chicago Bulls di cui, mio malgrado (vedendo gli ultimi risultati) sono grandissimo tifoso.

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