Chicago Bulls, è Kriss Dunn il playmaker da cui ripartire

Terzo appuntamento stagionale con il focus sui Chicago Bulls, una rubrica che vi terrà informati, bisettimanalmente, su ciò che avviene nella BullsNation

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Sono indicativamente le 3 del mattino (ora italiana) del 24 Giugno 2017 quando arriva la notizia che i Chicago Bulls hanno spedito Jimmy Butler (e la 15esima scelta assoluta del Draft) a Minnesota in cambio della scelta numero 7, Zach LaVine e Kriss Dunn. Poco, troppo poco per un All-Star soprattutto perché LaVine era (ed è ancora) infortunato e perché Dunn, nella sua stagione da matricola, ha deluso e non poco visto soprattutto quello che aveva fatto vedere al college.

Si perché Kriss Dunn è entrato in NBA con addosso etichette importanti, merito degli anni a Providence College dove aveva incantato. Scelto alla 5 dai Minnesota Timberwolves non ha mai (neppure minimamente) giocato al livello cui tutti erano abituati e cui tutti immaginavano. Perché dunque questo “fallimento”? Difficile da stabilire le cause effettive ma sicuramente il basket NBA è un altra cosa rispetto al seppur ottimo livello della Big East Conference e ancor più dato sicuro, essere una matricola in una squadra di Tom Thibodeau non è cosa semplice.

E infatti Dunn, sotto il Sergente di Ferro Thibs perde tutte le sue certezze, non si riconosce più, si vergogna addirittura di sé stesso, come ha dichiarato in una recente intervista. Il minutaggio concessogli dall’ex assistant coach di Doc Rivers è scarso e le occasioni per mostrare il suo valore latitano. Il ragazzo non è abituato ad uscire dalla panchina, non lo ha mai fatto in carriera, e il suo anno da rookie vola via, prospettandogli un futuro più da bust che da stella.

E invece arriva il trasferimento ai Bulls, in una squadra giovane, in ricostruzione e con un coach abituato a trattare coi giovani visto che le sue fortune maggiori le ha costruite proprio allenando una squadra di college. Insomma per Dunn è l’occasione della vita, quella da non buttare via.

Ma le prime apparizioni con la nuova divisa sembrano la fotocopia di quelle in maglia Wolves: la squadra perde e, cosa ben più grave, lui sembra un corpo estraneo. Diversamente da Thibodeau però Hoiberg capisce qual’è il problema e investe il ragazzo dei gradi di playmaker titolare e allora, anche se la squadra continua a perdere, la musica cambia: Dunn sente la fiducia e inizia a convincere, facendo rivedere quel talento che molti avevano apprezzato anni fa e che pensavano fosse svanito.

“Uscire dalla panchina o giocare titolare sono cose completamente diverse. adesso devo subito essere pronto mentalmente per guidare i ragazzi sin dalla palla a due, specialmente quando so di dover affrontare grandi playmaker. il playmaker è come il quarterback: deve occuparsi che tutti siano al posto giusto per poter esprimersi al meglio quindi c’è molto su cui pensare mentre si gioca dall’inizio. per ora penso che le cose stiano andando benino ma devo crescere ancora per guidare al meglio i ragazzi”

Ed effettivamente le cose, con lui in cabina di regia, stanno andando meglio per la squadra (anche se ormai sono 9 le sconfitte consecutive) e sono cresciute di molto le sue prestazioni tanto che nelle ultime tre uscite ha fatto registrare 16.3 punti e 7 assist di media con un ottimo 58% al tiro.

Il 24 Giugno scorso circa alle ore 3 della mattina, ogni singolo tifoso Bulls del Mondo pensava di aver “regalato” Jimmy Butler: oggi invece, aspettando LaVine, ha trovato due pezzi di quintetto con cui poter guardare al futuro con un pizzico di ottimismo in più.

 

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Gherardo Dardanelli
26 anni, nato a Firenze. Dopo la maturità linguistica mi sono iscritto alla facoltà di Scienze Politiche indirizzo Comunicazione, Media e Giornalismo dell'Università degli studi di Firenze. Avendo un concetto di giornalismo ben diverso da quello che si insegna nelle aule, ho voltato pagina ed ho conseguito un master in Gestione di impresa e Marketing che mi ha consentito di fare due esperienze lavorative bellissime a New York e Los Angeles. L'anno trascorso negli USA è servito inoltre a cementare la mia più grande passione: l'NBA e in particolare i Chicago Bulls di cui, mio malgrado (vedendo gli ultimi risultati) sono grandissimo tifoso.

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