Ciclismo, col Lombardia si è chiusa la stagione. Ecco cosa ci ha regalato questo 2018

Con il Lombardia, si può considerare chiuso il 2018 del ciclismo. Ripercorriamone in breve i momenti salienti

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Sabato 13 ottobre si è corsa l’ultima grande classica dell’anno, il Giro di Lombardia: come tradizione vuole, possiamo di fatto considerare chiusa la stagione ciclistica, nonostante negli ultimi anni i calendari propongano corse minori fino ad autunno inoltrato.

Possiamo, tuttavia, spingerci in un sunto analitico di quanto ci ha proposto quest’annata, tra grandi sorprese (Thomas e Yates), alcune conferme (Froome e Sagan) e una graditissima prima volta come l’iride di Valverde. Proprio lo spagnolo finora aveva raccolto ben sei medaglie mondiali senza mai assaporare il gusto dell’oro. E’ così finito il regno di Sagan, ma ciò non cancella la formidabile stagione dello slovacco: il percorso di Innsbruck, del resto, si sapeva che era troppo duro per le sue caratteristiche.

GLI AZZURRI

Che Vincenzo Nibali sia ancora il faro del ciclismo italiano è fuori discussione. Prova ne sono la Sanremo e il Giro di Lombardia (avvio e fine della stagione) che hanno avuto lui come grande protagonista. In trionfo sul lungomare della città ligure a marzo, secondo solo dietro Pinot a Como qualche giorno fa. Risultato ottenuto dopo un recupero prodigioso dallo sventurato capitombolo sull’Alpe d’Huez che gli ha pregiudicato un’adeguata preparazione a quello che era il grande obiettivo dell’anno, la gara iridata.

Oltre a lui, menzione di merito doverosa per Trentin, che ha vinto il titolo europeo a Glasgow, regalando il primo grande successo a Davide Cassani come CT azzurro, e Viviani: era dai tempi di Petacchi che non avevamo un velocista così competitivo. Grande delusione, purtroppo, per Aru che ha avuto una stagione caratterizzata da tanta sfortuna, e forse errori in fase di preparazione. Certo l’annata prossima sarà decisiva, anche perché ormai il ciclista sardo si avvia verso i 30 anni. Tuttavia, quando ci si avventura in disamine sulla sua carriera, è doveroso ricordare che parliamo di un ciclista nel cui palmarès figura una Vuelta, tappe al Giro e al Tour.

LE GARE PIU’ IMPORTANTI

Se la stagione delle classiche si era avviata con il trionfo di Nibali a Sanremo, questa è proseguita col Fiandre, vinto da Niki Terpstra, e la Roubaix vinta da Sagan, in una corsa resa amara per la morte di Goolaerts. Fino ad arrivare alla Liegi che ha visto come vincitore Bob Jungels.

Dopodiché, il Giro, con un Simon Yates in rosa fino a due giorni dal termine dopo una corsa condotta da dominatore, prima del tracollo sul Colle delle Finestre e la conseguente vittoria di Froome su Dumoulin (grande stagione per lui, benché caratterizzata dalle piazze d’onore). Successo che ha consentito al britannico di concludere una tripletta memorabile dopo le vittorie precedenti al Tour e alla Vuelta dello scorso anno.

Lo stesso Froome si è però poi dovuto accontentare del terzo posto al Tour dietro al suo compagno di squadra Geraint Thomas: per il gallese una vittoria memorabile, sorprendente e meritata. Così come lo è stata quella di un altro britannico, Simon Yates, alla Vuelta: riscattandosi splendidamente dopo la delusione della Corsa Rosa. Quella successiva è storia recente: l’alloro mondiale di Valverde e il trionfo al Lombardia di Pinot.

Questo, in breve, il racconto dell’anno ciclistico appena concluso, tra grandi conferme, alcune delusioni e diverse sorprese. Non resta che mettere agli annali anche questo 2018 e prepararci per quello che ci aspetterà nel 2019.

 

Umberto Resta

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