Clamoroso in Copa del Rey: il Real è fuori!

Il Real Madrid di Zidane cade ancora. Ai Blancos resta solo l'Europa

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Che sia la fine di un ciclo? Che serva un ricambio generazionale il prima possibile? E Zizou è l’uomo giusto per continuare?

Tra le fila dei tifosi madrileni, sponda Blancos, sono con ogni probabilità queste le argomentazioni sul banco degli imputati. A gennaio, contro ogni aspettativa, la società di Florentino Pérez è fuori da entrambe le competizioni nazionali. La Liga è ormai una chimera agli occhi del Real, 5° con una partita in meno, sì, ma con 19 punti da recuperare al Barça. Ed ora, doccia fredda anche in Copa del Rey.

PRIMO TEMPO

Aldilà di quel che è stato l’esito della gara, il Madrid veniva da un 7-1 rifilato al Deportivo in campionato, e da uno 0-1 proprio in casa del Leganes, nell’andata dei quarti di coppa. E invece la voglia di rivalsa degli ospiti è chiara fin da subito, e mette in difficoltà gli uomini di Zidane: prima una punizione di Beauvue che si stampa sul palo, poi un tentativo debole di Brasanac, che Casilla blocca facilmente a terra. I padroni di casa provano a rispondere, ma il possesso palla è prevedibile, e la punizione di Isco, che termina di qualche metro sopra la traversa, è l’unico acuto del Real prima del gol avversario. Il Leganes passa in vantaggio al 31′, quando il retropassaggio di Hakimi viene letto con sufficienza da Nacho, che perde la sfera nel contrasto con Eraso, e lascia che scagli un proiettile sotto l’incrocio. Sotto i mugugni dell’intero Bernabéu, Isco prova a rialzare il morale dei suoi, e dalla destra porge a Benzema un cross fantastico, che il francese sfiora soltanto. A provarci, poi, è l’eroe dell’andata, Asensio, che non sfrutta una punizione da posizione favorevole al suo mancino. Basterebbe un gol al Madrid per vivere la serata in maniera più tranquilla, ma gli ospiti spaventano ancora la retroguardia con un ispirato Beauvue, che in semi-rovesciata accarezza lo stesso palo colpito su punizione, poco prima. A riposo, serenamente, ci vanno solo gli uomini di Garitano, consci di poter compiere un’impresa.

SECONDO TEMPO

Pronti via ed il Real si scrolla tutte le paure di dosso, con Benzema e Vazquez che dialogano sulla destra, e chiudono il triangolo sul vertice dell’area piccola avversaria: il centravanti francese stavolta trova la sfera, e con un delizioso tocco sotto, supera Champagne. Solo un primo tempo nell’ombra, dunque. La svolta è arrivata davvero dopo la schiacciante vittoria col Deportivo. Qualcuno già assaporava l’atmosfera della semifinale. Per neanche 10 minuti. Per l’esattezza, 8 minuti ha impiegato Gabriel Appelt a far crollare l’entusiasmo madrileno: corner teso di Eraso, che in veste di assistman, trova il preciso colpo di testa del centrocampista brasiliano, capitano del Leganes. 1-2, e nubi che si ri-addensano di nuovo sulla capitale della Spagna. Prova a rispondere l’altro capitano della gara, Sergio Ramos, dopo un recupero a centrocampo: la distanza è siderale, il suo tentativo velleitario. E come prevedibile, i Blancos sono costretti a scoprirsi, lasciando ampi spazi in contropiedi, che Beauvue prova a sfruttare servendo Eraso: stavolta il trequartista in maglia color verde è lento nel concludere, e viene chiuso da Hernandez. Benzema ha ancora un’occasione, per salvare i suoi dal baratro, ma il suggerimento rasoterra di Vazquez viene girato dal francese sul corpo di un reattivo Champagne. Ed è ancora l’estremo difensore a negare la gioia del gol agli avversari: Vazquez si muove su tutta la trequarti avversaria, e stavolta dalla corsia mancina si accentra e pennella una parabola rientrante, che Ramos devia di forza verso lo specchio di una porta che appare sempre più stregata. Sfera che viene accompagnata dai guanti del portiere sopra la traversa, con le speranze del Real che la seguono, a ruota.

Il complessivo risultato di 2-2 premia gli ospiti, per le due reti realizzate fuori casa. Un’impresa, soprattutto farle al Bernabéu. Tocca ai madrileni, chiedersi se sia ammissibile venir buttati fuori dalla competizione così. Davanti ai proprio tifosi, e dentro uno stadio colmo di successi leggendari.

Luigi Romanelli

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