Europa League: Arsenal-Napoli 2-0, crollo azzurro a Londra

Il Napoli crolla all'Emirates tra imprecisioni ed errori rischiando di compromettere seriamente Europa League e stagione

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Nel meraviglioso teatro dell’Emirates Stadium va in scena il big match dei quarti di finale di Europa League: ArsenalNapoli.

In quella che si preannuncia a tutti gli effetti come una semifinale anticipata, le due compagini scendono in campo alla ricerca del possesso palla e del predominio territoriale.

Emery stravolge l’11 visto contro l’Everton inserendo Chech, Koscielny, Torreira, Ramsey ed Aubameyang dall’inizio.

Due punte dunque per i Gunners con Ozil delegato a galleggiare tra le due linee avversarie.

Dall’altro lato Ancelotti conferma nove undicesimi della formazione vista contro il Genoa cambiando solo il portiere (Meret per Karnezis) ed il partner offensivo di Mertens (Insigne per Milik).

FRENESIA E DISATTENZIONE, IL NAPOLI AFFONDA TRA LE PROPRIE COLPE

Pronti-via e, come facilmente prevedibile, il ritmo degli inglesi prende subito il sopravvento costringendo il Napoli nella sua area di rigore. Nei primi dieci minuti gli ospiti praticamente non vedono mai il pallone, costretti a tener botta alle offensive avversarie e ad imprecisi lunghi rilanci.

Il pressing asfissiante dei londinesi viene accentuato anche dall’imprecisione dei partenopei che non favorisce una fluida manovra in uscita ma, anzi, rischia di essere letale.

È così che, al 14’, l’Arsenal si porta in vantaggio. Mario Rui perde una sanguinosa palla a centrocampo costringendo la difesa scoperta a fronteggiare il contropiede avversario. È Maitland-Niles a premiare l’inserimento di Aaron Ramsey che, da distanza ravvicinata, batte facilmente Meret.

Il Napoli è nel pallone, la costruzione dal basso va perennemente a vuoto a causa dell’imprecisione degli interpreti mentre la via del lancio lungo è impraticabile per l’assenza di un punto di riferimento offensivo.

Ad una situazione tattica poco congeniale per gli azzurri si aggiunge anche l’errato approccio mentale di molti dei giocatori (Rui, Hysaj e Callejon su tutti) il che porta l’Arsenal a creare pericoli su pericoli nei pressi della porta avversaria.

Bastano undici minuti ed ecco che, con allarmante somiglianza, i padroni di casa firmano il raddoppio. L’errore, stavolta, è di Fabian che, lento nel giro palla, si lascia soffiare la sfera da Torreira. L’ex Doriano punta la porta e col destro trova la rete favorito da una deviazione determinante di Kalidou Koulibaly2-0, il Napoli è in apnea e non sembra riuscire a riemergere dalle proprie stesse imprecisioni.

Al 34’ altra occasione ghiottissima per i Gunners su un altro errore azzurro (stavolta di Callejon) che lancia in campo aperto Aubameyang. Il numero 14 invita perfettamente al centro Lacazette che però clamorosamente liscia il pallone graziando gli ospiti. Eppure, a fine primo tempo, il Napoli ha anche da recriminare perché al 45’ sul piede d’Insigne capita il pallone d’oro per riaprire insperatamente la partita. Allan lancia in profondità Callejon che da destra è bravissimo a trovare con un passaggio arretrato il 24 di Frattamaggiore, il cui destro sorvola alto la traversa.

 

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UN COPIONE GIA’ VISTO CON CUI SI RISCHIA UNA STAGIONE

Sembra quasi di riavvolgere continuamente lo stesso nastro, magari cambiando interpreti, allenatori, avversari, ma assistendo sempre allo stesso spettacolo.

Nel 2013 a Londra il Napoli di Benitez aveva lasciato fare ai Gunners il bello ed il cattivo tempo per 45 minuti salvo poi cercare di reindirizzare (inutilmente) la partita nel secondo tempo.

Pochi mesi fa ad Anfield avveniva la stessa cosa con i partenopei troppo remissivi nella prima frazione per poi svegliarsi in ritardo alla ricerca di un disperato passaggio del girone di Champions League.

Il Napoli è questo e sembra che nemmeno Carlo Ancelotti sia riuscito a “guarirlo”, è una squadra schiava della sua deconcentrazione nei momenti clue, schiava del suo venir meno negli interpreti principali salvo poi rimettersi in gioco quando però è troppo tardi.

Il match dell’Emirates non fa eccezione: i partenopei scendono in campo nel secondo tempo con un piglio diverso, tentando quantomeno di controbattere al totale predominio territoriale esercitato nel primo tempo dai padroni di casa.

Gli errori e le imprecisioni non mancano così come le occasioni per l’11 di Emery ma, quantomeno,

Insigne&co cercano di riorganizzarsi in campo e di dare vita ad una manovra più precisa e fluida.

Al 62’ finalmente anche Mertens si affaccia dalle parti di Chech, trovato da Insigne con un lob interessante non riesce nella spizzata di testa.

È proprio il belga il primo cambio di Ancelotti che sceglie di sostituirlo con Arek Milik, alla ricerca di centimetri e freschezza in attacco.

Dall’altro lato Iwobi e Mkhitaryan rilevano Lacazette ed Ozil.

A splendere però è ancora Alex Meret che, con un vero e proprio miracolo,

riesce ad opporsi dapprima al tiro di Kolasinac e poi anche al tap-in da breve distanza di Maitland-Niles.

Eppure, anche nel secondo tempo il Napoli avrebbe l’occasione di rendere meno amara la serata.

Come nel primo tempo con Insigne anche Zielinski si ritrova a tu per tu con Chech:

proprio il capitano trova dalla destra un cross in mezzo su cui il polacco si avventa in scivolata ma sparando clamorosamente alto.

I minuti sul cronometro scorrono via inesorabili ed il tabellino continua a recitare lo stesso risultato: il 2-0 dei padroni di casa sembra inamovibile nonostante gli ospiti cerchino il goal con maggiore insistenza.

All’ottantesimo minuto Ramsey divora la fotocopia dell’occasione di Lorenzo Insigne nel primo tempo.

L’invito di Aubameyang è una perla d’autore che il gallese, arrivato in corsa come da specialità della casa, spreca calciando sopra la traversa con il destro.

Gli ultimi cambi a poco servono se non per le statistiche, lasciando invariato il risultato e, soprattutto, decretando una dura sconfitta per i ragazzi di Ancelotti.

Per il passaggio del turno servirà ben altro al San Paolo:

un approccio alla partita da grande squadra, un’idea di gioco ben più definita e, soprattutto, una condizione psico-fisica tale da permettere ai partenopei di fare ciò che, per larghi tratti della partita, l’Arsenal ha fatto in casa propria.

Il copione sembra essere sempre quello, il nastro sembra essere il solito riavvolto all’infinito ma, stavolta, si è ancora in tempo per inserire una diapositiva mancante e scrivere una nuova esaltante pagina.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Giulio Boccadifuoco

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