F1, Ferrari: cronaca di una crisi annunciata

La scuderia di Maranello non riesce a trovare la quadra dei suoi problemi. La debacle catalana serve a resettare l'ambiente, per una seconda parte di stagione rivoluzionaria

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Un inizio di stagione cosi deludente a Maranello non si vedeva dall’ultimo anno in rosso di Fernando Alonso, era il 2014, e questa crisi non si era immaginata nemmeno nel peggiore degli scenari. Forse neanche in Mercedes si aspettavano di essere cosi forti, e vedere gli avversari che lo scorso anno erano in piena lotta per il titolo così in difficoltà.
Cinque successi nei primi cinque gran premi per Mercedes, su circuiti così profondamente diversi tra loro, certificano un divario netto su tutti gli altri, fatto di tattica, tecnica, di mezzi e di uomini. Per un motivo, o per l’altro la Ferrari ha sempre il fiato corto, con le frecce d’argento, che puntualmente si nascondono il venerdì, per poi tirar fuori tutta la ferocia, l’aggressività il sabato e la domenica, per mostrare al mondo i veri valori in campo.

La Ferrari su tratti di pista con curve medio lente è in grave difficoltà, e a Maranello non riescono a spiegarsi il perchè. A Barcellona nel settore più guidato (il terzo) la rossa perdeva 8 decimi a giro, sempre, costantemente, con le gomme posteriori che si deterioravano più in fretta degli altri, e con un sovrasterzo in entrata di curva spaventoso, con Vettel Leclerc, costretti a fare un sacco di correzioni col volante. Gli uomini del cavallino, continuano a dire che la macchina è forte, e che presto si correrà su piste simili al Bahrain dove la macchina era andata molto forte, per confrontare se veramente su quei tipi di circuiti medio-veloci (come Canada, Austria, Inghilterra) la macchina riesce a esprimere il suo vero potenziale. Insomma fin ora questa vettura va a corrente alterna, mentre la Mercedes è un carrarmato, e soprattutto manca agli appuntamenti che contano, con la Mercedes che in classifica ha il bottino pieno, mentre la rossa meno della metà dei punti, col mondiale già in mano a Stoccarda, anche se mancano 16 gare, e con Hamilton già in grado di conquistare il suo sesto mondiale.
Ora si va a Montecarlo, consci del fatto che a Maranello dovranno lavorare bene e tanto, per rimettere le cose a posto, per presentare in pista una vettura che si equivale alla Mercedes, in termini di prestazioni e durata su tutto il fronte tecnico, e che soprattutto deve tornare quella squadra affamata e affiatata delle ultime stagioni.

                                                                                         Vincenzo Angelicchio

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