Fiorentina: analisi del girone d’andata

L'analisi del girone d'andata di una Fiorentina altalenante

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Con le partite del giorno di Santo Stefano, si è chiuso il girone d’andata di quest’annata della Serie A. Cerchiamo ora di capire qual è stato il cammino in questa prima parte di stagione della Fiorentina, provando ad analizzare cosa ha funzionato e cosa no nella squadra viola.

UN GIRONE INFERNALE

Per citare Dante Alighieri, tanto amato dai fiorentini, il girone d’andata della squadra si può riassumere con una sola parola: infernale. La squadra allenata da Stefano Pioli era partita bene, schiaffeggiando il Chievo con ben sei reti nella partita d’esordio. Di lì a poco, qualcosa è andato perduto, probabilmente “la retta via”. La squadra ha subito un brusco calo fisico e una mancanza di gioco che ha letteralmente causato la rabbia di una tifoseria che si aspettava di più.

In tutto questo, la squadra ha chiuso il suo girone d’andata con 26 punti e al 10º posto, in fondo alla parte sinistra della classifica. Ironia della sorte, la viola non faceva così male dai tempi di Sinisa Mihajlovic, risalenti al 2012. Molte cose sono cambiate da quei tempi, specie per quanto riguarda i protagonisti che erano in campo allora e che scendono in campo oggi. Ma a livello societario, il tempo non sembra essere passato; perché Pantaleo Corvino era Direttore sportivo a quel tempo come lo è oggi (in mezzo, la parentesi Pradè).

Viene quasi da chiedersi se il periodo che ha visto una Fiorentina spumeggiante con Montella, prima, e Paulo Sousa, poi, in panchina e con Pradè alla dirigenza, non fosse stato solo un sogno mai esistito. A vedere le cose oggi sembra proprio che sia stato così. Proprio questo è uno dei motivi per cui i tifosi viola protestano contro la società chiedendo ai fratelli Della Valle rispetto e scelte migliori per garantire alla Fiorentina il posto che merita in un campionato del quale ha quasi sempre detto la sua durante il corso della storia. Il girone d’andata chiude un 2018 letteralmente disastroso, in termini di risultati. La speranza è che il 2019 possa essere un anno di rinascita – l’ennesima – per una squadra sempre più in balia della mediocrità. Una situazione che non piace ai tifosi viola abituati a palcoscenici più prestigiosi.

MERCATO E FUTURO

Il mercato è appena cominciato, eppure, non meno di 24 ore fa, la Fiorentina ha ufficializzato il primo colpo di mercato. Luis Muriel arriva dal Siviglia incon diritto di riscatto. Il colombiano, ex Udinese e Sampdoria, rinforzerà la rosa degli attaccanti diventando un’alternativa al deludente Pjaca (che comunque rimarrà in viola fino al termine della stagione). Per un giocatore che arriva,c’è n’è uno che lascia. Corvino infatti, ha spedito Maxi Oliveira in Paraguay. Proprio lo stesso terzino per il quale egli aveva dichiarato “Chi non lo conosce è un suo problema“. L’avventura dell’uruguayano in viola non è mai decollata, anzi, i suoi errori sono stati spesso determinati in fase difensiva.

Il mercato è in fermento, nonostante sia iniziato da meno di due giorni. Sappiamo che le capacità di investimento della Fiorentina sono quasi nulle e prossime allo zero. Nella maggior parte dei casi, l’ex DS di Lecce e Bologna opererà solo con prestiti aggiungendovi qualche cessione. Ormai questo è il modus operandi della Fiorentina di Corvino. I colpi del passato che riempivano lo stadio d’estate per festeggiare i nuovi arrivati, sono un ricordo del passato. Basta pensare al caso Pepito Rossi, il quale aveva espresso la volontà di tornare in viola per chiudere la carriera. Possibilità subito stoppata dal DS per via dell’esoso ingaggio dell’italo-americano. E dove sta la riconoscenza?

Anche questo è un altro dei motivi per cui i tifosi chiedono a gran voce l’allontanamento del dirigente salentino. Il mercato realizzato a bassissimo costo – fatto di scommesse e meteore che spesso non esplodono – non soddisfa più i pazienti supporter gigliati. Questa seconda parte di campionato può essere l’anno in cui le cose possono cambiare invertendo la tendenza. Ma se così non dovesse essere, a giugno partirà la rivoluzione (l’ennesima), ma stavolta dovranno andarsene anche i proprietari della squadra, ormai non più stimati e amati dai fiorentini. E sarebbe bastato veramente poco per non arrivare mai a questa situazione.

Stefano Berardo

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