Guillermo Stabile, il re della Coppa America

Nasceva 114 anni fa il “filtrador” che segnò 8 gol al primo mondiale in Uruguay con la maglia dell'Argentina

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Guillermo Stabile, di chiare origini italiane, è stato senza ombra di dubbio uno dei più forti attaccanti visti prima della Seconda Guerra Mondiale. Veniva chiamato “el filtrador” dai tifosi dell’Huracan per la sua capacità di bucare le aree avversarie con cambi di ritmo improvvisi e brucianti, scaricando tiri perfetti e quasi sempre perfetti e impossibili per i portieri. Da giocatore collezionò soltanto 4 presenze con la maglia della sua nazionale ma furono abbastanza per realizzare il record di 8 gol in una sola competizione mondiale, quella del 1930 in Uruguay, dove ne uscirono vincitori i padroni di casa proprio sull’Argentina.

L’ESPERIENZA IN MAGLIA ROSSO BLU DEL GENOA 1983

Al termine di quel mondiale si trasferì in Europa per giocare in Italia con la maglia del Genoa 1893. Arriva di venerdì, nel tripudio generale dei tifosi genoani che lo vogliono subito in campo due giorni dopo. Lui non si tira indietro, non lo farà mai, e dopo mezzora della gara contro il Bologna ha già segnato tre volte. Ecco Renzo Bidone, nella aulica prosa di allora: “Al 30′ da metà campo Albertoni serviva Banchero incontro al quale si faceva impetuosamente Monzeglio. Un attimo prima che i due si scontrassero e cadessero doloranti a terra, Banchero aveva avuto il tempo di passare la palla a Stabile. Ricevere il tondo oggetto di tante cure e scattare come una freccia fu per Stabile tutta una cosa… E fulminò senza riguardo la palla nella rete di Cassetti“.
Il secondo verrà “in rovesciata fulminea“, mentre il terzo sarà “rasente terra“.
Mussolini non ci mette molto a decidere di farlo naturalizzare, ma non riuscirà mai a vederlo in maglia azzurra. Un infortunio gravissimo, frattura del perone, lo tiene fermo per quasi un anno e ne pregiudica il rendimento, tanto più che poco dopo il rientro la sfortuna gli si accanisce contro con un nuovo infortunio alla stessa gamba. Il Genoa lo cede al Napoli, ma ormai non è più lui, tanto da rischiare di finire tra le riserve. Per evitarlo rescinde il contratto e si trasferisce a Parigi, al Red Star, col quale termina la carriera di calciatore nel 1938.

LA CARRIERA SULLA PANCHINA DELL’ARGENTINA

Nel 1939 assume la guida della nazionale e rimarrà sulla panchina per quasi 20 anni, vincendo per ben sei volte la Copa América. Sono gli anni d’oro del calcio argentino e del River Plate. Fioriscono campioni, a partire dalla “Maquina”, guidata da José Manuel Moreno, che è decisivo per la vittoria del titolo continentale del 1941. La Copa América, mai disputata da calciatore, diviene il regno di Guillermo Stábile e della sua Argentina. Tra il 1945 e il 1947 completa un tris di vittorie mai più eguagliato da nessuno, potendo contare prima su Tucho Méndez, massimo goleador della storia del torneo, e poi su un fuoriclasse come Di Stéfano. Rivince nel 1955 e poi centra il sesto alloro due anni dopo, quando tiene a battesimo gli “Angeli dalla faccia sporca”, Sivori, Angelillo e Maschio.
A rompere l’idillio con l’Albiceleste sono i mondiali del 1958, che a Buenos Aires sono attesi come probabile consacrazione di una generazione d’oro. La convinzione è talmente alta che la federazione decide di non convocare i giocatori impegnati all’estero, convinta di essere comunque la più forte. Il campo darà un altro esito, con la sconfitta all’esordio contro i campioni in carica della Germania Ovest, seguita dall’ovvio successo sull’esordiente Irlanda del Nord e dall’umiliante 6-1 col quale la Cecoslovacchia rispedisce a casa i sudamericani e disarciona Stábile, costretto a lasciare dopo due decenni di successi.
Si spegne a Buenos Aires il 26 dicembre 1966. Al momento della sua morte era direttore della scuola federale per allenatore; pochi mesi prima, alla vigilia dei mondiali inglesi del 1966, più parti lo volevano di nuovo allenatore della nazionale argentina.

Matteo Madonia

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