Come sta giocando la nuova Inter di Antonio Conte?

L'Inter non stecca e batte il Lecce alla prima. Cerchiamo di capire come il mister ex Juve e Chelsea sta cambiando la squadra

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La prima partita. In casa. Stadio pieno. Un ottimo calciomercato, fatto di acquisti importanti e di prospettiva. Un nuovo allenatore. Un big del calcio europeo che torna a calcare i campi della serie A. Ogni interista che si rispetti ha potuto assaporare il sentore di tragedia annunciata.

In realtà, dopo pochi minuti l’impressione scema, lasciando spazio ad un cauto ottimismo che aumenta con il passare dei minuti.

La prima Inter ufficiale dell’era Conte (Antonio, non Giuseppe) dimostra di aver immagazzinato le idee dell’allenatore.

Non la Juve, non la nazionale. Per cercare di capire i nuovi nerazzurri bisogna guardare il primo anno del mister a Stamford Bridge. Il parallelismo si vede soprattutto nel duo davanti. Lukaku-Martinez si possono paragonare alla coppia Diego Costa-Hazard, che tanto bene aveva fatto.

I nerazzurri inizialmente provano a saltare i centrali di centrocampo, andando a cercare la sponda del nuovo 9 o un velo per tentare la giocata rapida, cosa che accade dopo pochissimi minuti (e che i tifosi juventini ben ricordano col due Vucinic-Giovinco, praticamente un secolo fa). L’obiettivo, però, resta a giocare palla a terra. A volte anche esagerando, come il palleggio esasperato, con annesso tentativo di distruggere l’attività coronarica del mister e dei tifosi, compiuto da Sensi e Brozovic al 42esimo del primo tempo. Il terzo gol dei nerazzurri nasce proprio da un fraseggio cocciuto, costante che i nerazzurri portano avanti. Al sessantesimo, sul tiro di Lautaro Martinez, Gabriel respinge corto e il pallone arriva sui piedi di Lukaku che chiude il match.

L’impressione è che proprio Marcelo Brozovic e Stefano Sensi siano i protagonisti della novità più interessante di questa Inter. Forse è presto per dirlo ma sembra che Conte abbia deciso di giocare con due playmaker.

Un doppio regista che lascia maggiore libertà di movimento a Brozovic, costretto negli anni scorsi ad essere il centro di gravità permanente del gioco interista. Il croato così ha maggiore spazio per lanciarsi in avanti, visto che è coadiuvato perfettamente da un giocatore che si sta dimostrando all’altezza come Sensi. Autore del 2-0, ha superato il test di San Siro, giocando da interno di centrocampo. Completo, di supporto nella creazione del gioco e pronto a proporsi in fase offensiva, ma contestualmente sempre attivo nel pressing.

Il Lecce si dimostra un ottimo sparring partner, giocando fin dall’inizio senza nessun timore, rendendosi pericoloso e arrivando sul fondo, con Falco incontenibile per i primi 20 minuti.

Sui corner l’Inter, volendo sfruttare una maggiore fisicità, decide di marcare a uomo, provando a ripartire utilizzando lo strapotere fisico di Lukaku (clamoroso all’undicesimo e in un paio d’occasione nella ripresa).

Quando non riescono a giocare centralmente con le punte, i nerazzurri utilizzano il cambio di campo. Partendo dal lato di Candreva si cerca il movimento lungo di Asamoah, che infatti si rende pericoloso in 4/5 situazioni nel primo tempo. L’esterno, bistrattato negli ultimi anni, ha dimostrato che la cura Conte ha funzionato, come avvenne in nazionale in nazionale, chiudendo anche la partita con un meraviglioso gol del 4-0.

Ed è proprio su un cambio di campo di Candreva che Asamoah appoggia un pallone fuori area a Brozovic. Il croato la fa girare e la sfera finisce dolcemente in rete per il gol del vantaggio. All’Inter servono poi pochi minuti per fare anche il secondo con Stefano Sensi. Il primo tiro viene rimpallato dal suo compagno di squadra Vecino. Il numero 12 nerazzurro riprende palla, ne dribbla due e con un perfetto di incrocio batte il portiere. In tre minuti è 2-0. Dopo il rapido uno-due, l’Inter rallenta il ritmo o almeno ci prova, ma il Lecce resta alto nella pressione, continuando a fare paura ad Handanovic & co.

(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

Quando i nerazzurri non hanno palla, l’obiettivo è quello di mantenere il baricentro alto e cercare di recuperarla il prima possibile. Se il pressing dei tre centrali, che seguono fino a davanti l’area di rigore avversaria i loro attaccanti di riferimento, provoca una situazione di tensione che porta al recupero palla, inevitabilmente lascia anche spazio dietro le spalle della linea difensiva. Una possibilità ghiotta per una squadra come il Lecce che ha tre attaccanti veloci. Infatti, il trio La Mantia-Lapadula-Falco crea non pochi problemi, senza fermarsi neanche nel secondo tempo.

Seconda frazione di gioco che, come spesso accade nelle prime calde giornate del campionato, vede scemare il ritmo di gioco, che chiaramente favorisce una squadra tecnica come l’Inter.

Nonostante i pericoli, l’idea dell’Inter resta la stessa. È inevitabile che, cercando di giocare con la difesa più alta, si possa dare spazio a possibili partenze, ma con giocatori mobili e rapidi nel cerchio di centrocampo, compreso Vecino, il più fisico dei tre ma sicuramente non è George Foreman, l’aggressione al pallone nell’impostazione della squadra avversaria diventa efficace.

Questa prima Inter ufficiale di Antonio Conte sembra aver assorbito la mentalità del proprio allenatore, con alcune differenze rispetto all’archetipo del gioco del mister leccese. Forse anche per il caldo, forse anche per una preparazione non ancora terminata, l’Inter sembra ancora incapace di eseguire quel pressing asfissiante, creatore naturale di rapide transazioni offensive, che l’allenatore ha sempre richiesto alle sue squadre. Alcune giocate classiche dello stile di Antonio Conte, come il velo della punta per il suo collega d’attacco e i rapidi cambi di campo, sono già all’interno del gioco nerazzurro.

Come ha dichiarato lo stesso allenatore in conferenza stampa, questa partita serviva a capire se la rincorsa a Juventus e Napoli sarebbe partita bene o in maniera più lenta. Partendo dal presupposto che fosse  impossibile vedere l’Inter di Conte già ad agosto, questa squadra sembra aver recepito le idee dell’ex bianconero.

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