La chiamano Spurs Culture

Andiamo a vedere cosa si nasconde dietro ai grandi successi di San Antonio

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Traguardi come 20 anni consecutivi di play off, 6 finali di cui 5 titoli NBA, non si raggiungono per caso; ovviamente dietro la franchigia di San Antonio c’è dietro una grande organizzazione che non si limita alla rosa della squadra, ma si allarga allo staff allenatori con Gregg Popovich in prima linea e allo staff manageriale con il reparto scouting, reclutamento e sviluppo giocatori.
Oltre oceano la chiamano “Spurs Culture” e anche in questa offseason si è potuta ammirarla attraverso piccole sfaccettature che emergono dalle poche dichiarazioni sulla squadra pubblicate in questo periodo.

Andiamo a commentare quindi sotto questa chiave le notizie di questo periodo pre regular season:

  • Rudy Gay. Giocatore scomparso dai riflettori nei suoi ultimi anni a Sacramento, il 18 gennaio ebbe problemi a un tendine d’achille che lo portarono a intervenire chirurgicamente, son passati più di nove mesi da allora, Gay quest’estate ha deciso di firmare un contratto di due anni con gli Spurs relativamente a poco rispetto alle cifre del momento (17 milioni in due anni), ma è stato disposto a prendere meno perché la sua voglia di rivalsa è tanta e sa che a San Antonio può essere una di quelle piazze adatte per risollevarsi e allo stesso tempo giocarsela per l’anello che lo inserirebbe nella lista di giocatori che contano, che in qualche modo hanno fatto la storia.
    Non ci sono ancora state dichiarazioni ufficiali del ruolo in cui Gregg Popovich abbia intenzione di utilizzarlo, ma sicuro in privato prima della firma ne avranno parlato.
    Gay sulla carta è un’ala piccola e negli Spurs quello spot è già occupato dall’attuale simbolo della squadra Kawhi Leonard, le opzioni quindi sono due: l’ex Sacramento accetterà di avere un ruolo da sesto-settimo uomo, facendo il sostituto di lusso di Kawhi e portando punti dalla panca oppure la squadra texana proverà ad adattarsi all’andamento generale delle squadre NBA iniziando a giocare small ball con un quintetto più piccolo che vedrrebbe Leonard come ala piccola, Gay ala grande ed Aldridge centro.
    La cosa certa è che Rudy pur di far parte dell’ambiente texano è disposto ad adattarsi a giocare in un modo diverso da come era abituato, avrà compiti diversi e gestire meglio la selezione dei tiri da prendersi.
  • LaMarcus Aldridge. Situazione diversa per quanto riguarda Aldridge, arrivato a San Antonio in qualità di all star e supporto offensivo di KL2, ha dato sempre l’impressione di non essersi mai ben integrato nella macchina già ben rodata degli speroni.
    Secondo fonti ESPN, dopo la seconda eliminazione ai playoff, LaMarcus ha parlato faccia a faccia con Popovich per chiarire la situazione e qui entra in gioco l’abilità dell’allenatore che non si limita ad essere un esperto tattico, ma è anche una figura di padre, psicologo e motivatore nei confronti dei propri giocatori a seconda delle varie situazioni.
    Nella discussione pare che LMA si sia aperto riguardo alla sua frustrazione provata in queste due stagioni, il proprio ruolo ridotto rispetto a quanto avesse a Portland con un minutaggio più limitato e offensivamente meno coinvolto.
    La situazione è stata gestita molto meglio di quanto si potesse immaginare, in questi contesti è relativamente facile il crearsi di incomprensioni e ci si aspetterebbe che notizie del genere si faccia di tutto per non farle uscire dagli spogliatoi per non creare casi mediatici, ma qui sta un altro aspetto della Spurs Culture: Gregg Popovich ha candidamente ammesso ai giornalisti di aver parlato con il giocatore, di non aver intenzione di lasciarlo solo, ma di voler lavorare di più per renderlo più a suo agio negli schemi offensivi, si è preso le responsabilità per il calo delle medie di Aldridge rispetto a quando era ai Blazers e infine ha speso parole al miele su come difensivamente abbia invece fatto un lavoro egregio negli anni trascorsi in Texas.

Insomma c’è un motivo se gli Spurs riescono ad avere così tanto appeal sui giocatori nonostante la città oggettivamente non sia il top dell’entertainment come invece possono essere New York, Los Angeles o Boston; la squadra di San Antonio ha conquistato un’immagine di professionalità, serietà, ma sempre puntando sull’organico, sul lavorare insieme per un fine ultimo: essere campioni NBA . Tutto questo rinunciando a volte a soldi, a volte a responsabilità in campo e altre ai riflettori, andando a scomodare Dumas, per me gli Spurs sono forse l’esempio moderno che calza a pennello con la filosofia del “Tutti per uno, uno per tutti”.

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