Lahm e Xabi, dolce congedo: Bayern-Friburgo 4-1

Nella giornata d'addio di Lahm e Alonso, il Bayern cala il poker al Friburgo. A secco Lewa, capocannoniere Aubameyang.

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Lahm

La sfida pomeridiana di ieri, tra Bayern e Friburgo, rimarrà alla storia. Non certo per il risultato, né per l’importanza della gara. Verrà ricordato come l’ultima volta in cui Lahm e Xabi Alonso hanno calcato con i tacchetti un campo da calcio. Entrambi hanno lasciato il calcio giocato ieri. Solo il futuro potrà dirci se li rivedremo su una panchina.

IL MATCH IN PILLOLE

Per la verità, la partita avrebbe potuto offrire qualche spunto inaspettato. Il Friburgo infatti era ancora in corsa per un posto nella prossima Europa League. Di fronte si è trovato l’avversario peggiore possibile, ma la mancanza di veri stimoli (se non quello di congedare Lahm e Xabi Alonso con una vittoria) avrebbe potuto giocare a favore degli ospiti. Così non è stato, perché il match si è sviluppato secondo la classica trama che seguono tutte le partite di Bundesliga che si giocano all’Allianz Arena.

Al Bayern bastano poco più di tre minuti per sbloccare la pratica. Tanto per cambiare, a metter il sigillo è Robben, con il suo marchio di fabbrica: parte da destra, si accentra, libera il suo sinistro a giro. Palla nel sacco. Olandese che raggiunge quota 13 gol in campionato. E pensare che l’anno scorso si fermò a 4 (complici i problemi fisici, va ricordato). Tre minuti dopo è il legno a negare la gioia ai bavaresi, con Lewandowski che coglie un cross dalla destra ma impatta sul palo. Al minuto 11 è Müller ad avere la chance del raddoppio, colpendo al volo su un lancio millimetrico di Alaba, ma trovando pronto Schwolov. Il primo squillo degli ospiti è al 26′, con una conclusione centrale di Frantz che impegna non più di tanto Starke. L’occasione più grande si presenta 8 minuti dopo, con Haberer che spedisce a lato da posizione molto ravvicinata. Il primo tempo si chiude sul punteggio di 1-0 in favore degli uomini di Ancelotti, ma il tabellino, per ambe due le parti, sarebbe potuto essere più pingue.

Robben celebra il suo tredicesimo gol in Bundesliga.
(Guenter Schiffmann/Getty Images)

In apertura di secondo tempo, è di nuovo il Bayern a sfiorare il gol con Lewandowski che, servito da Muller, centra in pieno la Schwolow da pochi passi. Il Friburgo però c’è, e si presenta pericolosamente dalle parti di Stare a più riprese. Ma sono i bavaresi a trovare per primi la rete. Al minuto 72, Robben pesca Vidal al limite dell’area, il cileno fa partire un piazzato non irresistibile per potenza ma molto preciso, che si insacca. Passa un solo giro di orologio, ed ecco che il Friburgo si riporta in carreggiata. Petersen coglie impreparata la difesa bavarese e, innescato, incrocia di sinistro e batte Starke. La partita è quanto mai aperta. Ma il Friburgo non riesce a sfondare nuovamente il muro rosso. Ed ecco che nei minuti di recupero viene beffato in contropiede. Protagonista ancora Robben, che in un due contro uno in campo aperto cede generosamente a Ribéry, che si distante e riesce a battere da posizione defilata. All’ultimo minuto di recupero c’è gioia anche per Kimmich, servito con una sponda di testa di Lewandowski. Il polacco rinuncia così allo scettro di capocannoniere fermandosi a 30 gol, abdicando in favore di Aubameyang, a quota 31 grazie alla doppietta inflitta all’Eintracht.

SI CHIUDE UN’ALTRA PAGINA

Come dicevamo in apertura, i riflettori di ieri erano tutti puntati su Lahm e Xabi Alonso. Due campioni che in carriera hanno vinto tutto ciò che c’era da vincere. Il tedesco ha dedicato la propria vita a difendere i colori dei bavaresi. Ha conquistato campionati, coppe nazionali e una Champions League. Oltre che allo storico Mondiale in Brasile vinto da capitano del Die Mannschaft. Percorso diverso per lo spagnolo, che ha vinto in molteplici terre. A Liverpool, a Madrid e infine a Monaco. Protagonista anche del periodo d’oro della Roja, con cui ha vinto due Europei e un Mondiale tra il 2008 e il 2012. Ciò che è da ammirare, e che al tempo stesso lascia l’amaro in bocca, è il momento in cui questo doppio ritiro è arrivato. Lahm e Alonso non sono due giocatori al tramonto. Né per l’età (avanzata, ma non proibitiva per continuare), né per qualità. I due lasciano da protagonisti, rinunciando così ad altri esotici e milionari orizzonti.

Il “discreto” palmarés di Xabi Alonso.                                  (Screenshot da Transfermakrt.it)

Per Philipp ora si potrebbero aprire le porte dell’imprenditoria, come ha dichiarato lui stesso in alcune interviste. Rumenigge ha affermato come per lui le porte del club siano sempre aperte. Per ora Lahm ha passato. Per Xabi invece, chissà, forse un futuro da allenatore. Come da “tradizione” tra i grandi centrocampisti spagnoli.

Quel che è certo è che anche ieri un altro pezzo di storia del calcio ci ha lasciato. Con un po’ di rammarico, certo. Ma anche con gli occhi lucidi di gratitudine.

Massimiliano Trevisan

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