L’epilogo della Copa Libertadores, il disastro della CONMEBOL

La competizione per club più importante del Sudamerica, che ha visto il River Plate vincitore, è stata gestita in pessimo modo tra incomprensioni e negligenze.

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Domenica allo stadio Santiago Bernabeu è arrivato l’epilogo della Libertadores 2018, che verrà ricordata come l’ultima con la doppia finale tra andata e ritorno ma soprattutto per tutto quello che è avvenuto durante l’evolversi della competizione. Sul banco d’accusa la CONMEBOL che ha permesso il susseguirsi si situazioni ed eventi che hanno condizionato il regolare svolgimento della Copa, con evidenti falle nell’organizzazione.

Tutto parte dagli ottavi, nella partita di andata tra River Plate e Racing, con il fatto di Bruno Zuculini. Il giocatore, ex Verona, nelle fila dei Millonarios, quando militava nel Racing aveva subito una squalifica in competizioni internazionali di 4 giornate, poi ridotte a 2 e mai scontate fino al 2018. Il Regolamento CONMEBOL recita che se non vi è un reclamo nelle 24 ore successive alla gara, il risultato della gara non può essere modificato. Nelle partite precedenti il giocatore era sceso in campo per 7 volte anche perché nessuno, né il River né gli altri club, si ricordavano della squalifica vigente sul giocatore. Invece la sua ex squadra ha istruito un reclamo, ma oltre il tempo massimo per avere la partita vinta a tavolino. Così Zuculini ha dovuto scontare nelle successive gare la squalifica ma il River Plate non ha avuto nessuna ripercussione. Un vero e proprio “pasticcio alla sudamericana” come è stato riconosciuto in Argentina.

Arriviamo ai fatti ben più noti della doppia finale tra Boca Juniors-River Plate. La finale di andata è stata rinviata di un giorno per il nubifragio che si è abbattuto sulla Bombonera. Già in questa situazione vi erano state le prime critiche sull’organizzazione in quanto la CONMEBOL sapeva già che la partita non poteva essere giocata. Sia perché le previsioni non prevedevano miglioramenti climatici e sia perché ne avrebbe risentito lo spettacolo. Invece i tifosi sono stati autorizzati a recarsi allo stadio creando disagi e soprattutto mettendo a rischio l’incolumità delle persone presenti sugli spalti. Nella gara di ritorno è successo di tutto. Alcuni “tifosi” del River fuori dal Monumental hanno lanciato dei massi contro il pullman del Boca, distruggendo i vetri e ferendo di conseguenza tre giocatori ospiti, tra i quali il capitano Perez. La polizia per evitare ulteriori danni ha cominciato a lanciare lacrimogeni contro quei tifosi ma il gas è entrato tramite i vetri frantumati all’interno del pullman causando l’intossicazione e gravi problemi respiratori ad alcuni giocatori del Boca.

Arrivati all’interno dello stadio si è subito notata la grave condizione fisica e psicologica della squadra xeneizes ma la partita doveva essere giocata ugualmente secondo la federazione. Vi sono stati molteplici rinvii fino al rinvio definitivo al 9 dicembre dopo che il Boca si era rifiutato di giocare la partita e di conseguenza il River ha assecondato il volere degli acerrimi rivali. Molteplici i ricorsi fatti dal presidente Angelici ma la federazione non ha voluto dare la partita vinta a tavolino alla squadra ospite, che ha fatto appello all’articolo 18 del Regolamento CONMEBOL. Infine si è deciso di giocare la gara in terra straniera, in Spagna, allo stadio Santiago Bernabeu di Madrid. Qui è avvenuta la doppia sconfitta per il calcio sudamericano in quanto la CONMEBOL si è arresa agli hincas che avevano causato quegli avvenimenti spiacevoli e da condannare, ma soprattutto perché ha perso l’occasione di mettere in mostra il calcio argentino tramite una vetrina d’onore come poteva essere la Copa Libertadores.

Il Cuchu Estaban Cambiasso ha detto in merito: “Se sono sorpreso per quanto accaduto in River-Boca? Purtroppo no, queste cose per noi argentini hanno una normalità che ci fa star male. E più stai lontano più soffri per quanto accade in Argentina. Per me è un giorno molto duro: al di là del tifo per una squadra o l’altra, noi argentini avevamo l’opportunità di far vedere al mondo chi siamo, e purtroppo abbiamo fatto vedere chi siamo a livello sportivo”.
Dal prossimo anno la Copa Libertadores vedrà per la prima volta la finale unica su campo neutro, sperando che quello che è successo non avvenga più perché il calcio in Sudamerica non merita tutto questo e soprattutto che all’interno della CONMEBOL vi sia un radicale cambiamento a livello gestionale.

Matteo Madonia

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