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Il calvario di Andy Murray: da Wimbledon 2017 all’annuncio del ritiro

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Il dolore è sempre stato una costante della carriera di Andy Murray, forse della sua intera vita. Era il 13 marzo 1996 quando nella scuola di Dunblane un uomo armato, Thomas Watt Hamilton, uccise a colpi di pistola 16 scolari di età compresa tra i 5 e i 6 anni e la loro insegnante, prima di suicidarsi. Per una serie di coincidenze Andy e suo fratello Jamie si salvarono, riuscendo a nascondersi sotto una cattedra della palestra. 

Il dolore, o presunto tale, è stato nella sua carriera motivo di attacchi da parte di tifosi e addetti ai lavori che gli hanno sempre contestato un comportamento indolente sul rettangolo di gioco.

WIMBLEDON 2017: L’INIZIO DELLA FINE

Le discussioni sugli atteggiamenti dello scozzese sono peró terminate dopo la sconfitta a Wimbledon 2017 per mano di Sam Querrey. Alla fine della partita Murray dichiara in conferenza stampa di soffrire di un dolore all’anca che non gli permette di reggere il confronto sulla lunga distanza. È l’inizio di un vero e proprio calvario per il tennista di Glasgow, abituato alla lotta sul campo ma impossibilitato a combattere un qualcosa che va oltre il suo controllo. 

Prova a testare la sua condizione fisica in due tornei di esibizione a fine 2017 e ad inizio 2018 ma l’anca non gli dá tregua e il post sul suo account Instagram in cui annuncia il suo ritiro dal torneo di Brisbane non dà spazio ad interpretazioni: “Ho scelto questa foto – una sua foto d’infanzia – perché il bambino che c’è dentro di me vorrebbe solo giocare a tennis e competere. Prima di questi mesi non avevo mai realizzato quanto amore io provassi per questo gioco: mi manca tantissimo e sono pronto a dare tutto per tornare in campo. Ogni volta che mi alzo la mattina spero che la situazione dell’anca vada meglio, ed è abbastanza demoralizzante quando vai in campo e ti accorgi di non avere il livello per competere”.

IL RIENTRO E IL NUOVO STOP

Con la forza di volontà che lo ha sempre contraddistinto prova a rientrare nel circuito per la seconda metá della stagione. Il tocco, la classe e la voglia di lottare sono sempre gli stessi ma il suo corpo non risponde più agli impulsi come un tempo ed è costretto a fermarsi ancora.

Sono mesi di riflessione per lo scozzese, affrontati con un’ironia che a molti sembra dare dei segnali positivi ma che poi si rivelerà essere solo una forma di accettazione esternata poi nella conferenza stampa di presentazione dell’Australian Open. Una conferenza struggente nella quale Andy annuncia il suo probabile ritiro dal tennis giocato. Vorrebbe chiudere la sua carriera a Wimbledon, nel suo giardino preferito, ma non sa se il dolore gli permetterà di scrivere la parola fine tra la sua gente.

IL SUO ULTIMO MATCH AGLI AUSTRALIAN OPEN?

Il match giocato quest’oggi con Bautista Agut, uno dei tennisti più in forma del momento, dovrebbe essere conservato e mostrato ai bambini nelle scuole tennis di tutto il mondo. Andy ha perso ma non si è mai arreso, ha lottato come un leone in gabbia, voglio di ribellarsi ad un destino di cui non sembra più esserne il padrone. 

Andy ha perso ma ci ha provato, rimontando due set ed un break ad un Bautista che nel set decisivo ha dovuto mettere in campo tutte le sue armi migliori per avere la meglio di Murray e di un pubblico a lui ostile per tutta la durata del match.

Andy ha perso ma non è apparso sconfitto, forse dentro di lui cova ancora una flebile speranza rappresentata da un’operazione che non gli dà alcuna certezza di poter tornare ad alti livelli ma che regala ai tifosi il sogno di rivedere i Fab Four darsi battaglia sui campi di tutto il mondo.

Gianmarco Fetoni

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