Lunga vita al The Chairman. Vince McMahon compie 73 anni

Oggi, 24 agosto 1945, Vincent Kennedy McMahon venne al mondo. Il grande presidentissimo della WWE, la federazione di Wrestling più importante del mondo, festeggia 73 anni

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Vincent Kennedy McMahon nacque a Pinehurst il 24 agosto del 1945. Pochi giorni prima della sua nascita, l’America sganciò le due bombe atomiche sul Giappone. Forse è da qui che nasce il suo atomico e carismatico carattere che lo rendono uno dei personaggi più amati dal pubblico statunitense.

NASCITA, INFANZIA, INCONTRO CON IL WRESTLING

Vince McMahon è figlio di Vincent James McMahon Sr. Le notizie sulla madre sono scarse, si sa solo che era di origini irlandesi. Vince visse separato dal padre fino a 12 anni, quando lo incontrò in uno degli eventi da lui organizzati dell’allora World Wrestling Federation. Vince iniziò a lavorare per la federazione di Stanford, realizzando interviste nel backstage e commentando alcuni match a bordo ring. Lentamente, il giovane Vince iniziò a ritagliarsi sempre più spazio in quella che poi sarebbe diventata la sua federazione.

Vince occupò diversi incarichi nella WWF finché il padre morì di cancro. In seguito alla morte del padre, Vince McMahon ereditò l’intera azienda e ne divenne Presidente e direttore creativo. Sotto la sua guida, la World Wrestling Federation ebbe una crescita esponenziale senza precedenti diventando la federazione di Wrestling numero uno negli Stati Uniti e, forse, anche nel mondo. McMahon rivoluzionò gli show, Raw e Smackdown, i Pay-Per-View, aggiungendone alcuni e togliendone altri, ribattezzando la WWF in WWE (World Wrestling Entertainment) e inventando lo show degli immortali: Wrestlemania.

Durante la sua presidenza, McMahon ha partecipato attivamente anche ad alcuni incontri scendendo anche in rivalità contro qualche wrestler. Leggendaria la faida contro Stone Cold Steve Austin che durante la cosiddetta Era Attitude, tra tradimenti e colpi di scena, entusiasmò il pubblico per diversi anni. McMahon, pur non essendo all’altezza degli altri wrestler, ha anche al suo attivo un titolo mondiale ECW, la vittoria alla Royal Rumble del 1999 e il titolo mondiale WWE. Ultimamente, il Chairman calca sempre meno i ring dei suoi show, lasciando che se ne occupino i due figli, Stephanie e Shane, avuti dalla moglie Linda McMahon, per occuparsi delle questioni burocratiche in azienda. Tuttavia, ogni volta che torna nei suoi show, balza alle orecchie la sua theme song “No chance in hell“.

LE RIVALITA’ E I COLPI DI SCENA DI UN VULCANICO CHAIRMAN

La faida tra Austin e McMahon, come già sopracitato, è stata la rivalità che lo ha visto più coinvolto fisicamente. Ma quella con Stone Cold non è stata l’unica e sola. McMahon, nel corso degli anni, si è inimicato molte persone all’interno della federazione. Va ricordata quella con i figli Stephanie e Shane con la suddivisione tra WWF da una parte e WCW dall’altra. La rivalità culminò in un match tra i due team e a trionfare fu il team McMahon che acquistò poi la WCW.

Celebre fu anche lo screwjob di Montreal che determinò la sconfitta del beniamino di casa Bret Hart per mano di Shawn Micheals. Più recenti sono le rivalità con la DX Generation, di cui fa parte il genero Triple H, e il confronto con l’attuale Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La DX, per diversi anni, causò non poche grane al Chairman, ed è una faida che non ha mai visto la fine. Viceversa, quella con Donald Trump fu una rivalità breve ma intensa. Trump soffiò la federazione a McMahon per qualche tempo e lui fece di tutto per impossessarsene nuovamente. Vi fu persino un match in cui, chi avrebbe perso, si sarebbe ritrovato con i capelli rasati. Tra lo stupore generale, fu McMahon a perdere, con il Presidente americano che gli rase i capelli in diretta televisiva nazionale.

McMahon si spinse anche oltre. Arrivò persino ad inscenare la sua morte. Durante una puntata di RAW, il Chairman si diresse sulla sua limousine per salirvi sopra. Dopo esservi salito, la limousine esplose lasciando intendere la morte del boss. Ma anche questa si rivelò una storyline ben ardita, interrotta a causa della morte di Chris Benoit. McMahon portò sul ring anche il “Kiss my ass” club. Un evento nel quale costringeva i wrestler, sotto minaccia, a baciargli il di dietro. Booker T, William Regal, Shawn Micheals e Hornswoggle sono alcuni dei nomi rimasti vittime di tale umiliazione. Inoltre, celebri sono i suoi licenziamenti in tronco con il classico urlo “YOOOUUU’RE FIIIIIIIREEEEEEEEEDDDDDDD!!!!“. Ne sanno qualcosa John Laurinaitis ed Eric Bischoff. Tutto questo è Vince McMahon che oggi compie 73 anni. E quindi tanti auguri NO CHANCE IN HELL.

Stefano Berardo

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