Maxi squalifica per Diego Costa, 8 giornate per il giocatore

0
113

La super squalifica di Diego Costa, 8 giornate, porta con se una connotazione tecnica decisamente rilevante per l’intero mondo del calcio, che ha già abbracciato la Var.

L’attaccante ispano-brasiliano dell’Atletico Madrid, 30 anni, si è preso 4 giornate per aver insultato l’arbitro Jesus Gil Manzano, 35 anni,

durante la partita contro il Barcellona di sabato scorso, decisiva per l’assegnazione della Liga,

e altri quattro turni per avergli afferrato il braccio dopo aver visto il cartellino rosso cercando d’impedirgli (senza successo) di ammonire i compagni uruguayani Godin e Gimenez, che protestavano per la sua espulsione.

IL VERDETTO GRAZIE AL VAR

Per arrivare al verdetto non si è ricorso a improbabili letture del labiale né ci si è affidati totalmente alla buona fede e al buon udito dell’arbitro.

No, Diego Costa è stato incastrato in maniera inconfutabile perché avendo proferito le proprie ingiurie a pochi centimetri dalla faccia di Gil Manzano il suo microfono,

collegato con la sala Var e con i suoi assistenti, ha ascoltato e amplificato tutto.

Una cosa questa dell’innovazione tecnologica, che i calciatori dovranno tenere bene a mente al momento di andare a protestare con il fischietto di turno.

LE DUE VERSIONI DELL’ACCADUTO

L’episodio: Diego Costa ha contestato una decisione dell’arbitro in maniera scomposta, avvicinandosi minaccioso a due dita dalla faccia di Gil Manzano e proferendo per due volte la seguente frase: «Me cago en tu puta madre».

Colorita espressione dalla traduzione complicata. In soldoni si manda a quel paese la mamma dell’arbitro, dandole anche della poco di buono.

Vistisi nei guai, Diego Costa e l’Atletico hanno lanciato una linea difensiva che sosteneva che il giocatore avesse detto «Me cago en mi puta madre»,

volgare ma sottile distinzione che girava l’insulto verso lo stesso giocatore e la sua povera madre.

NESSUN DUBBIO SCATTA LA SQUALIFICA

L’Atletico era stato avvertito che al microfono si era sentito altro, però dal club hanno insistito, arrivando ad impugnare il referto redatto da Gil Manzano (ricordiamo che qui sono pubblici,

si trovano su internet poco dopo la fine della partita) definendolo invalido per «errore evidente».

A quel punto la federazione è stata costretta a chiedere un «chiarimento del referto» all’arbitro, che l’ha fornita.

E ha fatto riferimento al microfono che ha captato l’insulto. E che ovviamente corrispondeva alle parole da lui indicate nella nota di fine gara e non la versione «famigliare» proposta da Diego Costa.

Da lì le 8 giornate di squalifica e le multe: 6.010 euro per Diego Costa, 2800 per l’Atletico.

Valentina Mastrogiacomo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here