NBA, Milwaukee Bucks: sarà la stagione della svolta?

I Bucks stanno disputando una buona preseason e la squadra sembra stia girando bene sotto la guida del nuovo coach. Cosa ci si aspetta da loro?

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Entrando in un negozio di videogiochi il mese scorso non si poteva fare a meno di notare l’uscita del nuovo NBA 2K19, constatando che quest’anno a giganteggiare in copertina non è più uno dei soliti noti o un italiano messo lì per questioni di marketing legate alla mentalità per cui, seguendo l’opinione comune del Belpaese, Danilo Gallinari venga considerato un giocatore da All-Star Game. Quest’anno il giocatore di punta della 2K Sports è Giannis Antetokounmpo: scelta comprensibile per un appassionato, ormai abituato a vedere il ragazzo di Sepolia dominare in lungo e in largo per i palazzetti della Lega. Scelta un po’ meno logica per l’utente medio che lo vede come un tipo col nome stravagante di cui probabilmente si acquisterà la canotta quando tra due anni andrà a giocare in una squadra mainstream.

Ciò che però la gente che non segue i Milwaukee Bucks -appassionati e non- non sa, è che la franchigia del Wisconsin è molto più che un agglomerato di pedine che fanno numero intorno alle prestazioni di Giannis, ma anzi sono una squadra ben organizzata e collaudata che, aldilà di alcune lacune saranno spiegate più avanti, può levarsi dei gran bei sfizi durante la stagione che si appresta a cominciare.

Al momento Milwaukee sta disputando un’ottima preseason, con un record di 2-1 dopo aver vinto contro Bulls e Timberwolves e perso all’overtime contro i Thunder -con 4/5 del quintetto titolare a riposo- e la squadra sembra stia girando bene sotto la guida del nuovo coach Mike Budenholzer. Le partenze di Jabari Parker e Brandon Jennings non sembrano avere scalfito più di tanto il morale della squadra che ha acquisito durante la free agency molti giocatori interessanti, primo tra tutti Christian Wood, mattatore della Summer League di quest’anno. Qui di seguito, i punti salienti del gioco dei nuovi Bucks.

THE BIG THREE+1 

Mentre molte squadre di medio livello si affidano ad un solo top scorer conclamato come terminale offensivo, i Bucks possono contare su almeno tre giocatori da 20 punti di media: il primo ovviamente è Antetokounmpo, ma i suoi due gregari Khris Middleton e Eric Bledsoe hanno gioco e punti nelle mani. non meravigliatevi quindi se spesso vedrete tabellini con il 50% dei punti di Milwaukee provenienti dalle loro sei mani. Ai tre moschettieri va aggiunto anche un modesto D’Artagnan quale è Malcolm Brogdon, rookie of the year due stagioni fa, giocatore solidissimo e funzionale, migliorato dal suo approdo in NBA al contrario di quanto potesse dire chi pensava che un rookie di 25 anni fosse fatto e finito.

FROM DOWNTOOOOWN (WORK IN PROGRESS)

Uno dei peggiori difetti dei Cervi durante la gestione Kidd era il gioco perimetrale con poche occasioni da tre punti rispetto alle avversarie, gestite male e tirate il più delle volte ancora peggio, soprattutto da quei giocatori che erano stati presi proprio per questo tipo di conclusioni (leggasi tra le righe Tony Snell). Quest’anno i segnali che arrivano dalla preseason sono decisamente più confortanti, soprattutto dalla second unit, ma bisognerà aspettare per vedere se il problema sia davvero risolto: Pat Connaughton e Tim Frazier potrebbero essere dei buonissimi fit in questo senso, dopo aver dimostrato le loro doti dall’arco in questa preseason.

BIG MEN, BIG PROBLEMS 

Aldilà dei tiri da tre, il vero problema dei Cervi è senza dubbio l’assenza di un centro di rilievo. Mentre lo scorso anno spesso era Giannis a dover ricoprire il ruolo per mancanza di personale, quest’anno le alternative sono quattro, diametralmente opposte l’una dall’altra: la prima scelta, quella più provata da Budenholzer in questa prestagione, è Brook Lopez: centro che si sposa abbastanza bene in quintetto con le caratteristiche fisiche dei compagni, ma che non convince fino in fondo in termini di costanza di rendimento. Il secondo centro su cui fare affidamento è John Henson, senatore dei Bucks, che ha vissuto una stagione di regressione l’anno scorso e quest’anno ha bisogno di minuti in campo per redimersi, può giocare volendo anche da PF. La terza opzione è Tyler Zeller, provato da titolare contro i Thunder: con un 50% dal campo e un 2/2 da tre punti ha dimostrato di poter fare davvero comodo ai Cervi. Il quarto infine, è ovviamente Thon Maker, la scommessa che ha ancora tutto da dimostrare del suo potenziale, nonostante qualche buono sprazzo durante le prime due stagioni. La scelta sarà ardua e vedremo sicuramente molte alternanze in quintetto tra i quattro, sperando che Coach Bud riesca a tirare fuori il meglio da tutti.

In definitiva, i Bucks sono migliorati rispetto allo scorso anno: nella Eastern Conference possono giocarsela per gli slot tra il terzo e il quinto posto e l’obiettivo della stagione sarà arrivare almeno al secondo turno di playoff. Ce la possono fare, se lo meriterebbero.

Sebastiano Barban

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