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La vittoria della Bundesliga è ormai diventata una formalità. Per questo le delusioni in Champions e DFB Pokal pesano sul giudizio della prima stagione di Ancelotti in Germania.

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Vincere un campionato non è mai banale. Lo ha dimostrato il Paris Saint Germain, che pur estremamente favorito per la vittoria della Ligue 1, si è dovuto arrendere all’euforia mista a diligenza tattica di Jardim e del suo giovane Monaco. Lo hanno dimostrato anche Ajax e PSV, che per una volta hanno dovuto lasciare posto al terzo incomodo, il Feyenoord di Kuyt e Van Bronchorst, che non vinceva un Eredivisie da 17 anni. Ecco perché la vittoria della Bundesliga da parte del Bayern di Ancelotti non va comunque sminuita. Tuttavia la stagione dei bavaresi non si può giudicare al di sopra della stretta sufficienza. Vediamo meglio perché.

MANIFESTA SUPERIORITÀ

Innanzitutto, il divario tra il Bayern e tutte le altre compagini della Bundesliga è probabilmente più ampio rispetto alla differenza che c’è negli altri campionati. I bavaresi non solo sono tecnicamente più forti, ma anche molto più esperti dei propri avversari e tatticamente meno sprovveduti. In secondo luogo, alla squadra di Ancelotti quest’anno è decisamente mancata concorrenza. Basti pensare che la seconda classificata, il Lipsia, è una squadra che fino a 7 anni fa non esisteva nemmeno. Un gruppo ricco di giovani, di talento, ma pur sempre una neo-promossa. E nel girone di ritorno, non a caso, sono stati persi diversi punti (5 sconfitte nel girone di ritorno, a fronte di due soli K.O. in quello d’andata). Il Borussia Dortmund, principale rivale della squadra di Monaco negli ultimi anni, si è persa tra esperimenti di Tüchel e tanti giovani alla prima volta in Germania, riuscendo a spuntarla per il terzo posto solo all’ultima giornata. In tutto questo si è inserito l’Hoffenheim del prodigio Nagelsmann, una squadra che l’anno scorso lottava per non retrocedere. Le altre big tradizionali, Schalke, Bayer Leverkusen e Wolfsburg, hanno tutte deluso.

Insomma, nonostante l’inizio non sia stato del tutto in discesa, pian piano il Bayern si è ritrovato la strada spianata verso il quinto campionato consecutivo.

QUESTIONE COPPE

Non ci nascondiamo, Ancelotti è approdato in Baviera per riportarvi la coppa dalle grandi orecchie. Trofeo che fu Heynckes a sollevare al cielo per l’ultima volta, nel 2013, quando fu tripletta. Ad Ancelotti l’impresa non è riuscita al primo colpo, complice qualche curiosa interpretazione del fuorigioco da parte dei giudici di linea e una fragilità mentale mai vista da parte dei giocatori in maglia rossa. Perché i bavaresi, all’andata, potevano portarsi sul 2-0 se Vidal avesse concretizzato il rigore. Ma invece di metabolizzare l’accaduto, gli uomini di Ancelotti si sono sfaldati e, dopo l’espulsione di Javi Martinez, hanno rischiato il tracollo, terminando il match “solo” sull’1-2. Storia diversa nel match di ritorno dove, duole dirlo, le decisioni arbitrali hanno influito sin troppo. Un fallimento che, per farla breve, non è dipeso solo da Ancelotti e suoi. Ma pur sempre un fallimento. “Il tempo è tiranno” e, con un roster rinforzato e maggiore esperienza dopo un’intera stagione in Germania, a Re Carlo non saranno fatti molti sconti.

I giocatori del Bayern circondano Kassai                                       (Foto di Power Sport Images/Getty Images)

Non va ignorata anche la Coppa di Germania. Nella semifinale contro il Borussia Dortmund i bavaresi hanno come premuto il tasto “replay” e ripetuto gli stessi errori commessi con il Real. In vantaggio e in controllo della partita, una serie di occasioni sprecate, per poi subire la rimonta e venire eliminati. Cose che il Bayern non può permettersi. Spunti su cui Ancelotti avrà sicuramente da lavorare.

 TOP E FLOP

Robert Lewandowski, vice-capocannoniere della Bundesliga con 30 gol (Foto di Boris Streubel/Getty Images)

LEWANDOWSKI: il bomber polacco si è confermato ai suoi livelli. Anzi, ha fatto ancora meglio. Con 43 gol in 46 partite, infatti, questa è stata la sua stagione più prolifica. Battuto il record della scorsa annata, in cui ne segnò 42 ma in 51 partite. Poco da aggiungere. Sempre più alieno.

ROBBEN: da un alieno ad un altro. “Aljen” Robben, nonostante l’età che avanza, nonostante i tanti anni di sgroppate sulla destra, nonostante gli infortuni che lo hanno colpito lo scorso anno, in questa stagione è tornato protagonista. 13 gol e 11 assist in Bundesliga e forte candidato in un posto nella Squadra dell’Anno del campionato. Difficile capire come sia riuscito a mantenere questi livelli (soprattutto atletici) a 33 anni, ancora più difficile decifrare per quanto ancora potrà farlo. Nel mentre, continuiamo a godercelo.

THIAGO ALCANTARA: questa è stata anche la stagione della definitiva fioritura del canterano barcellonista. Thiago Alcantara è passato dall’essere un centrocampista di alto livello ad essere uno dei primi al mondo nel suo ruolo. Si è affinato nell’arte dell’assist, è stato quanto mai decisivo con i suoi gol (8 stagionali, per distacco il suo miglior bottino in carriera) e la sua classe. Tra le colonne dei bavaresi, c’è anche lui.

Comprensivo di bonus, il cartellino di Renato Sanches potrebbe arrivare a costare fino a 80 milioni di euro
(Foto di Matthias Hangst/Bongarts/Getty Images)

RENATO SANCHES: il Golden Boy portoghese è stato senza dubbio il flop più grande della stagione. Anche se non per motivi tecnici, dato che le sue doti le ha potute mostrare a sprazzi. Ancelotti, in questa stagione, gli ha infatti concesso la miseria di 903 minuti, l’equivalente di 10 partite intere. Un pò poco per il giocatore più costoso della storia del Bayern. Carletto afferma la volontà di tenerlo e di voler puntare su di lui. Un talento così non può essere lasciato in naftalina.

THOMAS MÜLLER: il bavarese doc, uno dei condottieri del Bayern ormai da anni, quest’anno ha indossato ben altre vesti rispetto alle consuete. Anziché essere il solito finalizzatole implacabile, l’uomo giusto al momento giusto, Müller quest’anno, dirottato più volte sulla fascia, è stato più che altro uomo-assist. 14 in Bundesliga, 17 totali. A discapito però della sua freddezza in area di rigore. Per un lungo periodo, la porta sembrava stregata. I gol in stagione, infatti, ammontano appena a 9. Per un giocatore che in carriera ha fatto proprio dei gol il suo marchio di fabbrica, è troppo poco.

KINGSLEY COMAN: ci vediamo costretti a inserire anche il francese tra le delusioni della stagione per ragioni analoghe a quelle di Sanches. 2 gol e 1 assist in 25 presenze. 25 presenze che però totalizzano poco più di 1000 minuti, ovvero poco più di 10 partite. Insomma, il francese ci ha messo del suo, ma il minutaggio è stato davvero esiguo. Il riscatto del suo cartellino dalla Juventus lascia però ben sperare circa il suo futuro impiego.

SONO STATI E SARANNO PROTAGONISTI

Domenica scorsa abbiamo speso più di qualche parola per l’addio di Lahm e Xabi Alonso. Una perdita non indifferente dal punto di vista tecnico (stiamo parlando di due giocatori tra i migliori di tutti i tempi nel loro ruolo) e carismatico. E non sono gli unici che lasceranno la Baviera in estate. Douglas Costa, anche lui per motivi di minutaggio accumulato in stagione, sta infatti diventando sempre più oggetto di mercato, con la Juve in pole. E lo stesso Ribéry, su cui incidono i 34 anni compiuti ad aprile, non è sicuro di rimanere. Secondo rumours insistenti, inoltre, il Bayern sembra molto vicino a chiudere per Alexis Sanchez, che presumibilmente occuperà la fascia sinistra.

Nel mentre il Bayern si è anche mobilitato negli altri reparti, con colpi di alto profilo tutti a costo zero. Arriveranno Rudy, dall’Hoffenheim, che come Lahm può giocare sia a centrocampo che come terzino destro; Goretzka, gioiello classe ’95 dello Schalke, uno dei pochi positivi nella stagione della squadra di Gelsenkirken; Süle, difensore centrale, anche lui pilastro della squadra di Nagelsmann.

Per il Bayern si prospetta un’estate intensa. Di lavoro sui pochi difetti (mentali e tecnici), di interazione dei nuovi elementi e di metabolismo dei grandi addii che si prospettano. Per conquistare quella coppa che è diventata quasi un must.

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