#PillolediGiro: tappa18 Valdaora- Santa Maria di Sala

Storia e curiosità sul giro d'Italia

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Ennesima tappa con località all’esordio nell’agone Rosa. L’altoatesina Valdaora, Olang nella etimologia tedescofona, e la veneta Santa Maria di Sala. Valdaora è legata al turismo estivo ed invernale visto la prossimità con il Comprensorio di Plan de Corones, legato a doppio filo ciclisticamente parlando con le imprese di Franco Pelizzotti e Stefano Garzelli vincitori della cronoscalata che si concludeva a Kronplatz. Santa Maria di Sala, invece, potrà essere sconosciuta ai più, ma è considerata a ragione “la città dei campioni” come riferisce l’amico del ciclismo Francesco Coppola.

In questi luoghi hanno visto i natali o comunque sono cresciuti, tra gli altri Toni Bevilacqua. Mario Vallotto, i fratelli Alfredo e Arturo Sabbadin, Attilio Benfatto e la compianta Chiara Pierobon. Tutti ricorderete quanto accaduto alla portacolori della Top Girls Fassa Bortolo. Impegnata nell’estate del 2015, in una trasferta in Germania per partecipare alla Sparkassen Giro Bochum, a causa di un non meglio precisato malore è deceduta all’età di soli 22 anni. Toni Bevilaqua, fu professionista dal 1940 al 1955, fu campione del mondo su pista nell’inseguimento individuale nel 1950 e 1951, vinse undici tappe al Giro d’Italia e la Parigi-Roubaix 1951. Mario Vallotto tra l’altro può vantare la medaglia d’oro nell’inseguimento a squadre alle Olimpiadi di Roma ’60. Alfredo Sabbadin professionista dal 1957 al 1965, ottenne diverse vittorie in classiche del ciclismo italiano quali la Coppa Sabatini ed il Giro del Piemonte e tre tappe al Giro d’Italia. Suo fratello Arturo invece fu professionista dal 1960 al 1964, e vinse il Campionato italiano nel 1961. Attilio Benfatto alternandosi tra strada e pista fu professionista dal 1966 al 1977, e vanta due vittorie di tappa alla Corsa Rosa.

In ultimo citiamo il “deux ex machina” che ha permesso di portare il Giro in questa porzione di Veneto. L’ex ciclista Bruno Carraro che alla veneranda età di 80 anni, così come riferisce il sempre preciso Coppola, è il grande artefice della tappa che per questo sport darebbe la propria vita.

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