Quando Bartali salvò l’Italia dalla rivoluzione

L'impresa di un ciclista che alcuni davano per un ferrovecchio, l'impresa che salvò l'Italia dalla rivoluzione: l'impresa di Gino Bartali

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Mentre la Francia era intenta per le celebrazioni del 159esimo anniversario della Presa della Bastiglia e quindi della prima rivoluzione francese e della conseguente nascita della Repubblica (la prima di cinque), in Italia si rischiava come mai prima nella storia lo scoppio della rivoluzione. A risolvere pacificamente la complicatissima situazione fu Gino Bartali, proprio dalla Francia.

La rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un’opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità. La rivoluzione è un’insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un’altra”, scriveva Mao Zedong tanti anni fa. Aveva ragione. L’Italia non c’era mai andata così vicino, come in quel 1948, 14 luglio.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Il Belpaese era in una situazione non facile, dopo la seconda guerra mondiale. Aveva perso, ma non così tanto quanto la Germania o il Giappone. A settembre del 1943 aveva cambiato bandiera, spinta dai bombardamenti angloamericani che dal sud salivano sempre più lungo gli Appennini. Le condizioni di resa e gli accordi di pace non furono così tremendi come per i teutonici o per i nipponici. Nel 1946 si votò per decidere Repubblica o Monarchia e il Paese si polarizzò tremendamente tra nord e sud. Vinse la Repubblica, ma si organizzò un governo di coalizione. La DC non era ancora così forte. Nel 1947 cascò il castello di carte e si andò a votare nel 1948. Da una parte la D.C. con altre forze moderate e comunque che non guardavano a Mosca (PLI, PRI, PSDI), dall’altra coloro che volevano fare l’Italia socialista, il Fronte Popolare (PSI e PCI). Fu la disfatta dei filosovietici, che crollarono al 30%. La Democrazia Cristiana al 48%, mai nessun partito così nella storia democratica nostrana.

LA GUERRA FREDDA

Sono tempi difficili, si sente l’aria diversa. Nell’Europa s’era sentita per molto tempo l’aria pesante, come se l’URSS stesse progettando d’invadere l’Europa occidentale. Ora c’è il Piano Marshall, che aiuta i paesi vicini a Washington a risollevarsi, salvo l’incidente di Berlino, che provoca il primo blocco. Insomma, c’è la guerra fredda e l’Italia ne è protagonista territoriale. Il leader del Partito Comunista è Palmiro Togliatti. Ha fondato assieme a Gramsci la formazione politica nel 1921. Poi il lunghissimo esilio a Mosca. Quando torna è forte, fortissimo. Per lui farebbero di tutto, i comunisti. E ce ne sono parecchi in Italia. Si rivedono nel PCI tutti coloro che vivono una situazione lavorativa difficile e coloro che vivono in povertà. Le disuguaglianze aiutano alla radicalizzazione politica e qundi a preparare alla rivoluzione. Togliatti sa che non potrà accadere come in Russia, ma il 14 luglio 1948 ci fu l’evento che rese verosimile l’impronosticabile.

L’ATTENTATO

Un attivista di estrema destra, tal Antonio Pallante, sparò contro Togliatti 4 colpi di pistola, presso Piazza Montecitorio. Uno centrò la schiena, due la nuca. Togliatti è in fin di vita. C’è chi lo annuncia già morto e sepolto. E gli operai scendono in strada: edifici pubblici circondati. Poi i treni vengono fermati. Le piazze sono occupate, saltano le comunicazioni radio. Ci vuole un miracolo. La rivoluzione è alle porte, anzi. E’ già in essere. E’ la volta buona, i comunisti credono si possa fare: la società giusta, egualitaria. Anche l’Italia può diventarlo.

L’ITALIA HA BISOGNO DI TE, BARTALI

Alcide De Gasperi tenta l’impossibile: una mossa Kansas City. Portare l’attenzione fuori, su un caso sportivo. Chiede, implora a Bartali, il ciclista vecchio e da rottamare, di vincere la tappa nel Tour de France. Bartali sente la responsabilità, sa che può fare qualcosa di importantissimo per il suo Paese. Può salvarlo. E’ in programma la tappa Cannes – Briancon. E’ l’alba d un’impresa incredibile, vista l’età. Quando la motivazione fa fare passi da gigante. Sulle durissime salite delle Alpi francesi, Bartali stacca sensibilmente gli avversari. Si parla di minuti e minuti. 6’18” su Alberic Schotte, 9’15” su Fermo Camellini. Addirittura 19 minuti su Louison Bobet. “Credo che oggi una mano al Ministro degli Interni gliel’ho data anche io”, commenta il protagonista dell’impresa a fine tappa, il giorno dopo. Il 15 luglio la crisi rientra. Nella giornata precedente 14 sono i morti, centinaia i feriti. Ma sarebbe potuto andare peggio. Il Paese, ancora una volta in pochissimi anni, diviso. Non andò così, anzi: tutto grazie alla determinazione dell’Intramontabile Gino Bartali.

Daniele Errera

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