Road To Greatness: Kobe Bryant e la notte da 81 punti

Kobe Bryant lascia ai posteri una prestazione storica, per una partita iniziata con i peggiori presupposti

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Facciamo un salto nel passato che ci riporta al 22 gennaio del 2006. Sono passati più di dieci anni da quando Kobe Bryant scrive, con tanto di quel sangue freddo che è ormai suo tratto peculiare, la seconda migliore prestazione individuale per punti nella storia NBA. Sopra di lui soltanto Wilt Chamberlain con i suoi, inarrivabili, 100 punti. Ma l’alieno Charmberlain è uno che in carriera non si limitò a dare spettacolo quel 2 marzo del ’62, ma che, tra le altre cose, collezionò in carriera altre quattro partite sopra i 70 punti. Un uomo e una leggenda, e merita un discorso a parte.

Il Black Mamba, che non ha mancato in svariate occasioni di prenotare una posizione di riguardo nella storia della pallacanestro, spegne gli animi bollenti di Toronto vincendo una partita iniziata con i peggiori presupposti per la squadra di casa, i suoi Lakers. Il primo tempo si conclude infatti con un 63-49 per i Raptors, un Phil Jackson visibilmente teso dalla panchina e una squadra in preda al nervosismo, su tutti Bryant che esce dagli spogliatoi in assoluto silenzio. Sulla tripla di Matt Bonner i Raptors raggiungono il +18.

In quel momento di assoluto svantaggio Bryant tira fuori gli artigli. Prende le redini della squadra come ha già fatto tante volte, e diventa showtime. Inarrestabile, troppo per una squadra che perde la bussola dinanzi a un giocatore che, anche provando a fermarlo con il contatto falloso, riesce comunque a segnare con i tiri liberi. Tiri liberi che arriveranno a quota 18/20 a fine partita, con 28 canestri su 46 e 7/13 da tre. Dominio assoluto del Black Mamba, 81 punti in una partita.

Gianluca Picillo

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