Road To Greatness: Paul Pierce e lo spirito elitario del Celtic Pride

Guidare una qualsiasi squadra NBA è affare di ben pochi, ma se il tuo soprannome è The Truth sei già sulla buona strada

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Boston Celtics, Celtic pride. Assioma puro ed elitario, perché quella franchigia del Massachusetts l’ha reso proprio e chiuso, un’enclave romantica quasi nobiliare. Si tratta quindi di un sentimento di orgoglio, attaccamento alla propria bandiera e causa, che sembra quasi appartenere a un ambiente supereroistico piuttosto che reale e sportivo. Eppure di supereroi, per Boston, ne sono passati, così come altrettanti momenti magici. E non è stata forse magica la rivalità per eccellenza tra Larry Bird e Magic Johnson? O ancora, i Big Three della vittoria sui colossi di Los Angeles, per non parlare, in tempi moderni, delle esplosioni d’orgoglio di Thomas, il re del quarto quarto, disposto a tutto (e nonostante tutto), per regalare l’ennesima vittoria alla Sua squadra. E, se vogliamo restare nei tempi recentissimi, menzione d’onore all’attuale andamento di stagione di una squadra orfana di una delle sue stelle, che non si lascia guidare dall’inerzia. Insomma, Boston è una dinastia, e se dovessi in qualche modo definire il termine Celtic Pride, direi che si tratta della violenta volontà di potenza degli esponenti della franchigia che li porta a lottare, sempre, anche nei peggiori scenari. Le parole di Tom Sanders in merito sono, non a caso: ” […]When Celtic Pride is, let’s call it, at its lowest, is when we’re not winning.

“We’ll always bleed green”

Queste invece le parole di Kevin Garnett, uno che di Celtic Pride ne sapeva qualcosa. Per KG ho già speso qualche parola (e casomai foste interessati, prende polvere da qualche parte tra i miei articoli passati), ma non dobbiamo andare lontano per trovare il soggetto di questo testo; Big Three di Boston, 2007-08, c’è KG, c’è The Shoot Ray Allen e, come in ogni cosa, alla fine c’è sempre The Truth, alias Paul Pierce. La sola pressione di avere tra le mani le sorti di una dinastia quale quella di Boston graverebbe come un macigno sulle spalle di chiunque, soprattutto se, poi, la suddetta dinastia starebbe attraversando un periodo delicato, per non dire altro. E quindi torniamo a parlare di supereroi, e quale altro appellativo puoi affibbiare a uno che torna in campo dopo essersi beccato 11 coltellate? Un ragazzino di ventidue anni che, nel 1999, fa il suo ingresso nella lega, ed ecco che il 25 settembre del 2000, fuori da un locale di Boston, viene colpito a collo, testa e schiena per un totale di 11 fendenti, uno dei quali pericolosamente vicino a cuore e polmone. Il risultato? Paul Pierce torna in campo dopo una serie di interventi chirurgici e gioca da titolare l’intera stagione 2000-01.

“My name is Shaquille O’Neal and Paul Pierce is the Truth”

Questa è divertente; non tutti sanno che, l’orgoglio di Boston, il leader tecnico ed emotivo, ha vissuto a Inglewood parte della propria adolescenza, dove si è poi avvicinato al basket sognando di giocare, ironia della sorte, proprio con i futuri acerrimi nemici Lakers. Qualche anno dopo, infatti, sarà proprio la sua Boston a spodestare Kobe e co. Anche se per poco. E se i complimenti fatti dai propri sostenitori possono talvolta risultare faziosi, quelli fatti dal proprio avversario non hanno pari. Sarà infatti Shaquille O’Neal ad assegnare a Pierce il soprannome di The Truth, perché sconvolto dalle sue prestazioni nella notte del 13 marzo 2001, nella quale mise a segno 42 punti contro i suoi Lakers. Quella sera il gigante di Los Angeles prese da parte Steve Bulpett per il Boston Herald, dicendogli: “Il mio nome è Shaquille O’Neal e Paul Pierce è la Verità. Firmalo a mio nome e non tralasciare niente. Sapevo che era bravo, ma non sapevo che sapesse giocare così. Paul Pierce è The Truth.>>

“The game isn’t over till the clock says zero”

L’addio di Ray Allen e il suo trasferimento in casa Heat segnarono la fine dei Big Three di Boston. Danny Ainge optò per un rinnovamento della squadra, lasciando Pierce e KG a Brooklyn. Da Brooklyn passerà poi a Washington e poi Clippers, ormai un veterano. Gli ultimi anni, che lo hanno visto quindi approdare di squadra in squadra, non macchiano in alcun modo il lascito spirituale e il contributo dato per regalare alla dinastia nuovi motivi per definirsi tale, e lo stesso Pierce resterà fedelmente ancorato alla propria squadra, con la quale, il 17 luglio 2017, firma un contratto per tornare, solo per un giorno, a vestire i colori biancoverde, e chiudere la carriera così come l’ha iniziata; a Boston.

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