Rush

Niki Lauda e James Hunt si sfidano di nuovo in pista nel film adrenalinico di Ron Howard

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Nei giorni in cui Niki Lauda combatte per la vita, ci fa piacere ricordare l’apporto che ha dato all’universo della Formula1 attraverso l’analisi di Rush, il biopic del 2013, diretto da Ron Howard (Apollo 13, A Beautiful Mind), che ha portato in sala la storica rivalità su pista tra il pilota austriaco e l’inglese James Hunt.

Il soggetto della pellicola ci catapulta nel pieno degli anni ‘70, quando i gran premi di Formula 1 vengono decisi non solo dalle qualità tecniche della macchina, ma soprattutto dalle capacità e dal coraggio del pilota a bordo. Niki Lauda, futuro campione con la Ferrari, dimostra la sua abilità fin dalle serie minori: ad un innato talento nel sapere migliorare la vettura (nel film Lauda stesso parla di un portentoso “culo d’oro”), l’austriaco riesce ad aggiungere una determinazione costante nella ricerca della vittoria. Freddo, calcolatore, astuto e spesso antipatico, il viennese sembra destinato a non trovare ostacoli sul suo cammino. A contendergli ogni vittoria ci sarà invece James Hunt, pilota britannico tanto ardito quanto votato ad una vita piuttosto sregolata. Sarà proprio Hunt, giunto finalmente nella scuderia McLaren, a gareggiare con Lauda per la vittoria dell’avvincente campionato del 1976.

 

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L’accurata ricostruzione storica egli eventi di Rush, che si concede solo qualche piccolo cambiamento per comprensibili esigenze di sceneggiatura, permette allo spettatore di rivivere appieno non solo i momenti salienti delle gare decisive per il titolo, ma anche di scoprire le ambizioni, i sentimenti e le paure dei due protagonisti. In un’epoca automobilistica purtroppo densa di incidenti in pista, l’accesa rivalità tra i due sfidanti li spingerà a gareggiare con la morte stessa. Basti pensare, in questo senso, al terribile incidente sul tracciato del Nurburgring, e alle innumerevoli volate sotto le condizioni climatiche più avverse.

 

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Ad interpretare i due piloti abbiamo un bravissimo Daniel Brühl (Goodbye Lenin, Bastardi senza gloria), nelle vesti di Lauda, e l’altrettanto convincente Chris Hemsworth (Thor, Blackhat), nei panni di Hunt. Alexandra Maria Lara e Olivia Wilde, invece, ricoprono i ruoli delle rispettive consorti, Marlene Knaus e Suzy Miller. Importante anche l’interpretazione di Clay Regazzoni da parte dell’italianissimo Francesco Favino, conosciuto da Howard sul set di Angeli e Demoni.

Il ritmo di Rush è, come detto, frenetico e coinvolgente in pista, decisamente in grado di galvanizzare i fan della Formula1 più accaniti. Ma il film si rivolge a tutti, e la scelta vincente di focalizzare gran parte del tempo sulle dinamiche psicologiche che intercorrono tra Lauda e Hunt, rende la narrazione interessante anche per i poco avvezzi alle gare automobilistiche. Anzi, in questo caso, entrare in sala senza conoscere l’esito finale della sfida, permette allo spettatore di rimanere col fiato sospeso fino alla fine.

La fotografia vintage, una regia dinamica e le sempre spettacolari musiche di Hans Zimmer, aiutano a godersi meglio questa chicca di Ron Howard che, molto probabilmente, è destinata a diventare un cult del genere di qui a pochi anni.

Marco Rotini

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