Simba Sport Club Vs Young Africans. Il derby della Tanzania raccontato dalla curva

Il progetto Hopeball si allontana per un giorno dai campi di periferia per osservare i campioni del calcio locale, però, osservandoli tra i tifosi più sfegatati

0
583

Per descrivere l’atmosfera e le emozioni che si respirano all’interno del National Stadium di Dar Es Salam non servirebbe un giornalista sportivo, ma un poeta. Io, pur non essendo né l’uno né l’altro, provo a raccontarvi quel che ho vissuto.

Nella vita bisogna schierarsi, prendere posizione, scegliere da che parte stare; e qui in Tanzania ho capito fin da subito che le mezze misure non erano accettate.
“Sei Yanga o Simba?”, mi ha chiesto Anthony appena arrivato, ormai quasi tre mesi fa. Non sapevo di che parlasse, non potevo scegliere una squadra così sue due piedi e gli promisi che anche io mi sarei schierato.
Vivendo a Mbweni, villaggio della periferia di Dar, ho avuto chiaro che la decisione doveva essere drastica: o giallo-verde o bianco-rosso.
I “gialloverdi” Young Africans oppure i “biancorossi” del Simba Sport Club.
Dovunque nel villaggio vedevo sventolare gli stemmi gialloverdi, a tal punto che impiegati poco a scoprire che sono proprio loro i campioni in carica della Ligi Kuu Bara, il massimo campionato tanzaniano, e questa informazione mi è bastata per scegliere da che parte stare: sono un Simba!
Un animale dunque, così vengono chiamati tifosi biancorossi, in riferimento al nome stesso della squadra, Simba, che in swahili significa leone.
Questo mio essere “animale” ha avuto solo una caratteristica scherzosa o di chiacchiera, senza mai veramente dover difendere il colore della squadra, essendo il campionato terminato e dunque senza partite in corso; ma qualche settimana fa le cose sono ben cambiate, Young Africans e Simba si sarebbero incontrate in una gara di coppa, un derby secco per decidere l’assegnazione del trofeo estivo.

Se vi foste trovati per le vie di Dar qualche ora prima della partita avreste pensato di essere nel bel mezzo di una rivolta: già da parecchi kilometri prima dello stadio la folla era in visibilio, i suoni delle vuvuzela sovrastavano i clacson delle moto che sfrecciavano sul marciapiede, venditori ambulanti di ogni tipo cercavano di rifilare qualsiasi genere di gadget che avesse la faccia di un leone o un colore simile al verde, un anziano al bordo della strada lanciava delle stregonerie su una sciarpa degli Yanga.
Entrare al “Taifa Stars” stadium fa subito capire che si è ben lontani dagli stadi a cui siamo abituati: al posto degli steward ci sono boy scouts in divisa e al posto del servizio d’ordine vi sono militari armati fino ai denti.
Decido di acquistare un bigliettoVIP C” quello che costa di meno (10.000 scellini, circa 4 €) non tanto per risparmiare quanto per godermi la partita col pubblico scatenato e scopro che per cambiare settore è sufficiente allungare una qualsiasi banconota a chi di guardia ai cancelli.


Lo spettacolo sugli spalti è da brividi. Mancano due ore all’inizio della partita e non ci sono posti liberi a sedere, trovo un buco sulla scalinata sul gradino più basso, altezza terreno di gioco, e mi accomodo godendomi lo spettacolo sulle tribune.
Uomini, bambini, tantissime donne sono accorsi allo stadio oggi. La curva Simba, nella quale sono sistemato, è nettamente più folta di quella degli Young Africans, e tra gli spettatori non mancano i fantasiosi.
Un ragazzo indossa un passamontagna nero dal quale escono delle interiora di non so bene che animale, utilizzato come malocchio per gli avversari, un gruppo di signori porta avanti e indietro una tomba avvolta nella bandiera gialloverde, una ragazza musulmana ha portato un pupazzo di leone a grandezza quasi naturale e lo innalza al cielo scatenando la folla; alla mia sinistra una ventina di donne ballano ininterrottamente da prima del fischio d’inizio a quando lascio lo stadio.

In questo clima così bello, festoso, appassionato, felice, va in scena una partita ben sotto le aspettative: squadre spente, qualche accenno di tattica, poca tecnica individuale e tanta fisicità senza concretezza che si conclude con uno 0-0 nei 90′ che hanno ben poco da raccontare.
Ma sugli spalti sembrano non accorgersene, e qualora se ne fossero accorti se ne fregano, continuando a rullare i tamburi e soffiare le vuvuzela.
La tensione la si vive solo ai rigori. I “miei” leoni la spuntano 5-4 e la curva esplode. Si accendono i fumogeni, si alzano le bandiere, partono i canti e i balli per accogliere i beniamini dopo la vittoria.


Qui accade ciò che più mi stupisce: la squadra corre sotto la curva per accogliere il calore dei tifosi, e in pochi secondi vengono sommersi da lanci di monetine, sembra che ogni tifoso si affanni per lanciare una moneta. I giocatori le raccolgono e ringraziano la tifoseria! Si sono meritati anche la mancia..!

Le migliaia di persone che intonavano la voce dello stadio, proseguono a festeggiare fuori, senza tregua, le strade sono completamente bloccate ma a nessuno sembra interessare, l’importante era vincere!

Non è facile trarre conclusioni dallo spettacolo offertomi da questo magnifico calcio, ma una cosa è certa: vivessi qui stabilmente, i Simba avrebbero un abbonato in più!

Gianmarco Duina

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here