SOTTOVALUTATI – Marco Benassi

Perchè Marco Benassi è la mezz'ala di cui la Nazionale ha bisogno, ma che forse non si merita veramente.

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Marco Benassi ha tutto per essere uno dei perni di un immaginario Dream Team dei sottovalutati. Di lui si è sempre parlato poco, o quantomeno non quanto meriterebbe il classe ’94 da Modena. Dal 2012 (anno del suo esordio tra i professionisti) ad oggi, sono tantissimi i nomi di centrocampisti ai quali è stata data una risonanza mediatica maggiore, e spesso, ingiustificata: vedi Donsah, Grassi, Gagliardini, Baselli, fino ad arrivare a Barella.
Ma prima facciamo un piccolo passo indietro, tornando agli esordi.

LA PRIMAVERA DI STRAMA E L’ESORDIO COI GRANDI

Marco fa parte di quella generazione di giovani nati dal 1991 al 1994 che hanno fatto la fortuna nel settore giovanile interista: Biraghi, Mbaye, Crisetig e Duncan sono solo alcuni dei nomi di calciatori che oggi sono ormai affermati in Serie A.

Vince campionati in sequenza, sia con la Beretti che con la Primavera. Ma il traguardo più importante è sicuramente la vittoria della prima edizione della NextGen Series (la Champions League a livello giovanile) da protagonista, inaugurata durante la stagione calcistica 11/12. Un titolo prestigioso, soprattutto considerando il livello di altre squadre europee under20, come le inglesi e soprattutto Barcellona ed Ajax: e proprio contro gli olandesi, ai calci di rigore, l’Inter di Andrea Stramaccioni si è aggiudicata la coppa.

Per alcuni ragazzi di Strama, dunque, quell’annata fu una vera e propria rampa di lancio verso il grande palcoscenico della Serie A, e Benassi è tra quelli.
Nella stagione successiva viene aggregato alla prima squadra fin dal ritiro estivo, ed esordirà prima in Europa League, poi in Serie A.
A fine stagione le presenze saranno una dozzina in totale, ad appena 18 anni, mettendo in mostra buone doti tecniche e soprattutto la tipica calma che contraddistingue i veterani del pallone.

GAVETTA E CONSACRAZIONE

Dopo l’esordio arrivano i prestiti, a Livorno prima e Torino dopo (verrà poi ceduto nell’operazione D’ambrosio), con l’intenzione di farsi le ossa: l’Inter punta infatti su giocatori con più esperienza ( Taider, Kuzmanovic, Mudingayi, ecc.) cercando di rilanciarsi dal periodo di “depressione” post Triplete.

Parte per Livorno insieme a Bardi, Mbaye e Duncan; qui resterà solamente una stagione.
Inizialmente parte dietro nelle gerarchie: mister Nicola gli preferisce spesso il suo compagno di lunga data Duncan, ma con il duro lavoro, tratto distintivo che lo identifica, arriva a giocare più di 20 partite, collezionando anche un paio di goal.

La stagione successiva, e per altre due a venire, va alla corte di Ventura al Torino. Qui il numero di presenze aumenta, fino a farlo diventare un perno imprescindibile nelle scelte dell’allenatore, che lo schiera in ruoli differenti: a volte davanti alla difesa, con la palla che passa sempre tra i suoi piedi per le azioni offensive granata, altre volte come mezz’ala, dove sottolinea la quantità e qualità di corsa come pregio principale, soprattutto in fase di possesso palla. Discreta anche la confidenza con il goal: nel calcio moderno è fondamentale per il ruolo del centrocampista sapersi districare negli ultimi 20 metri della metà campo avversaria.

Non c’è due senza tre, e al suo terzo anno in maglia granata arriva la consacrazione: sulla panchina arriva Mihajlovic, e tra i due è subito amore a prima vista. Infatti, Mister Sinisa lo elegge Capitano.
Marco è ormai al suo quinto anno di Serie A, e anche la responsabilità della fascia di capitano non sembra spaventarlo. Anzi. Si trasforma in un centrocampista non più solamente dinamico: la qualità delle sue giocate, abbinate alla instancabile corsa e ai tanti inserimenti senza palla tra i piedi, lo hanno reso un centrocampista box to box degno di nota.

Per la stagione 17/18 viene acquistato dalla Fiorentina per appena 10 milioni di Euro. Alla prima stagione si riconferma un giocatore di livello mettendo a segno 5 reti in 35 presenze, oltre che una pedina fondamentale negli undici iniziali di Pioli.

Durante la stagione in corso sta mettendo in mostra numeri e goal da capogiro: con già 7 reti in 21 partite è addirittura il capocannoniere della Viola.
Quella di Marco è solamente un’altra storia di un Working Class Hero: duro lavoro, grandi soddisfazioni.

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