Space Jam

Andiamo a scoprire Space Jam, il film del 1996 che ha saputo unire il mondo dell’NBA con i personaggi animati più amati dai bambini

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Nel gennaio 1992, all’interno di quello spettacolare evento mediatico che risponde al nome di Super Bowl, i telespettatori americani poterono gustarsi un originalissimo spot in grado di unire due brand dell’entertainment mondiale apparentemente molto diversi tra di loro. Da una parte Micheal Jordan, la stella più luminosa del basket a stelle e strisce, e le sue leggendarie AIR Jordan, le scarpette Nike destinate ad essere il cavallo di battaglia di un brand diventato ormai iconico. Dall’altra i Looney Tunes, i personaggi animati di casa Warner, capitanati per l’occasione dall’irriverente Bugs Bunny.

La pubblicità mostra, in pochi secondi, i due protagonisti unirsi per fronteggiare un quintetto di bulli a suon di schiacciate e gag. Il siparietto riscosse talmente tanto successo da convincere le tre parti in causa (Nike, Warner e Jordan) ad impegnarsi nella produzione non solo di una serie di spot a tema, ma anche di un vero e proprio lungometraggio che riprendesse la tecnica mista utilizzata nel fortunatissimo Chi ha incastrato Roger Rabbit?. Proprio il film del 1988 segnò la riscossa di molti di quei personaggi animati che affiancano MJ in Space Jam, diretto nel 1996 da Joe Pytka e diventato un piccolo cult del cinema anni ‘90.

Diciamolo subito: la trama di Space Jam non verrà mai ricordata per essere particolarmente complessa. D’altronde, le premesse “commerciali” della pellicola, la presenza di un protagonista così poco avvezzo alla recitazione e un pubblico di riferimento evidentemente giovanissimo, sono stati motivi più che sufficienti per non andare oltre il soggetto visto negli spot degli anni precedenti. Anche qui, infatti, il leggendario Michael Jordan viene richiamato nel mondo fantastico dei Looney Tunes per aiutarli a vincere una sfida a pallacanestro contro un team di alieni in grado di assorbire il talento cestistico dei grandi campioni dell’NBA. Starà quindi ad His Airness fare la differenza in campo ed evitare che Bugs Bunny, Duffy Duck e compagni diventino schiavi del nemico di turno.

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Per quanto riguarda i personaggi, oltre ovviamente a quelli animati che ben si conoscono, troviamo i camei di diversi interpreti del mondo NBA anni ’90, come Charles Barkley, Patrick Ewing , Larry Johnson, Shawn Bradley, Muggsy Bogues, Del Harris e Larry Bird. A scortare Michael sul pianeta dei cartoons ci pensano Wayne Knight (vecchia conoscenza di Jurassic Park), nei panni del goffo assistente Stan, e Bill Murray, che interpreta sé stesso con quell’autoironia che abbiamo rivisto nel 2009 in Benvenuti a Zombieland.

Ecco, l’ironia è forse la chiave che ha permesso a Space Jam di diventare il film sul basket di maggior successo nella storia del cinema (230 milioni di dollari d’incasso nel mondo) e di ritagliarsi un posto nel cuore di molti ragazzi dell’epoca.

Un’operazione con una vocazione così spiccatamente commerciale come Space Jam, avrebbe potuto correre il rischio di diventare un mega spot, senza nessun tipo di spunto ulteriore, sprecando le enormi potenzialità che il comparto tecnico è riuscito a mettere in campo per l’occasione. Non a caso, buona parte della critica non ha fatto sconti nelle proprie valutazioni, proprio in virtù di queste premesse e nonostante i risultati incredibili al box office.

Tuttavia, bisogna dare atto alla Warner Bros. di aver messo in piedi un lungometraggio capace di rilanciare il brand Michael Jordan in un periodo privo della copertura mediatica dei nostri tempi. L’NBA è sempre stato il campionato più seguito al mondo, ma nel 1996, l’attenzione su di essa era di gran lunga minore rispetto a quella attuale. Quindi, se da una parte il successo in patria sembrava alla portata, il responso all’estero rimaneva una vera e propria incognita.

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Merita un accenno anche il modo in cui è stata trattata una figura leggendaria come quella di Jordan. Da una parte c’è una devozione totale verso un campione straordinario, dall’altra vanno sottolineate alcune sfumature per niente banali riguardo al personaggio proposto sullo schermo. Considerando l’importanza che ebbe la morte del padre James Jordan nella carriera di Michael (dal ritiro con i Bulls nel 1993 alla scelta di dedicarsi al baseball), vedere un tributo così sincero nei suoi confronti sin dai primi minuti, in un contesto così scanzonato, fa comunque un certo effetto.

Anche il tema stesso del (primo) ritiro dalla pallacanestro viene affrontato con molta autoironia, così come gli scarsi successi ottenuti nella nuova carriera sportiva come giocatore di baseball. E ancora, le superstizioni di Jordan, le tenere scene con i figli, il ritorno sul parquet, di fatto, profetizzato dalla pellicola.

Insomma, chi ha amato Michael Jordan di certo non faticherà a trovare motivi per rivedere Space Jam.

Per chi aspetta di rivedere l’ex guardia tiratrice di Chicago in un eventuale seguito, invece, sembra che non ci siano speranze. Da anni si inseguono rumors su un imminente Space Jam 2, ma MJ ha sempre dichiarato che non ne avrebbe fatto parte. Gli ultimi aggiornamenti vedono invece LeBron James pronto a prendere il suo posto. Indubbiamente, un altro che il 23 sulle spalle lo porta discretamente bene.

Marco Rotini

 

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