TOP & WORST Western conference #1

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Houston e Golden State guidano, Dallas chiude la fila dei peggiori. Harden dominante; è lui il primo candidato al premio di MVP di questa stagione?

La stagione NBA non è ancora entrata nel vivo ma, al netto di un inizio in cui regnavano l’anarchia e il caos più totali, attualmente i valori si sono allineati e l’Ovest ha già espresso i primi, importanti, verdetti. Andiamo, dunque, a osservare i principali protagonisti, sia in positivo che in negativo, di questa prima parte di regular season nella Western Conference. Che John Hollinger, (per chi ne ignora l’esistenza, il luminare delle statistiche NBA e inventore dell’ormai famosissimo coefficiente PER, o Player Efficiency Rating) sia con tutti noi.

TOP TEAMS

HOUSTON ROCKETS: il premio di squadra del mese se lo aggiudicano gli uomini di coach D’Antoni. Prima piazza a Ovest e, ad oggi, unica vera candidata a porre fine allo strapotere dei Golden State Warriors; se Houston, oggi, vive questo stato di grazia lo deve, oltre ai soliti noti Harden e D’Antoni, soprattutto a Daryl Morey, General Manager dei texani dal 2007. La settima vittoria consecutiva, arrivata stanotte ai danni dei Lakers, e questo sfolgorante inizio di stagione sono anche merito suo; negli ultimi anni il metodo moreyball, (com’era stato ironicamente ribattezzato il programma di analisi statistiche avanzate, teorizzato e sperimentato dallo stesso Morey), ha permesso a Houston di ritornare ai vertici della lega e di costruire un roster completo e dalle mille risorse, sia in attacco che in difesa. Stats mon amour.

GOLDEN STATE WARRIORS: sì, siamo stufi anche noi di vederli lì sopra. Non c’è stata, negli ultimi anni, una classifica NBA che non veda in cima i Guerrieri della baia. La portata della rivoluzione cestistica, attuata da Kerr e compagni, non ha ancora esaurito la propria efficacia; e non accenna a smettere. Solite cifre dominanti, solito gioco spettacolare, solita squadra fuori da ogni legge del gioco. L’unica fragilità di questa squadra? Fin a ora quella mentale: nelle ultime cinque partite, tre espulsioni (l’ultima è quella Shaun Livingston) dettate dal nervosismo. Segno di cedimento? Noi pensiamo di no. L’unica cosa certa è che, se Golden State fallirà l’obiettivo quest’anno, sarà soltanto per proprio demerito. “Che barba, che noia. Che noia, che barba.”

WORST TEAMS

DALLAS MAVERICKS: sono passati solo sei anni, ma sembra un’eternità. Nowitzki non è più il “wunder Dirk” della stagione 2010-2011, (trentanove anni non sono pochi eh), e la squadra sembra più che mai stanca e priva di idee dal punto di vista del gioco. I risultati non aiutano e, se a inizio anno si pensava all’ennesima stagione di alti e bassi, l’ultimo posto attuale non lascia presagire nulla di buono per il domani. C’è bisogno di rifondare, e in fretta. Dennis Smith Jr. salvaci tu.

SACRAMENTO KINGS: al netto delle statistiche, i due uomini squadra della franchigia californiana risultano essere Zach Randolph, neoacquisto di peso (ahia) da Memphis, e Buddy Hield, arrivato lo scorso anno nella trade che ha portato Cousins a New Orleans. Da entrambi ci si aspetterebbe di più, così come dal resto della squadra, ma è pur vero che, se c’è da individuare un colpevole vero e proprio in città, uno dei nomi che dobbiamo citare per forza è quello di Vlade Divac. Meraviglioso sotto canestro, (un pivot d’altri tempi), ma non proprio il GM dei sogni. Tante scelte sbagliate e mille opportunità perse hanno portato via da Sacramento due dei migliori giocatori della lega, (vedi i casi Thomas e DMC). Bene eh, per carità… Ma non benissimo.

TOP PLAYERS

JAMES HARDEN: l’uomo ovunque di questo inizio di stagione. Leader della lega per punti e assist, centro di gravità permanente della sua squadra e titolo di MVP praticamente in tasca. A Dicembre, però. Sarà utile comprendere, adesso, come si evolverà la stagione del barba. Continuerà a queste medie fino alla fine o si fermerà presto? Chi può dirlo. Intanto lui continua mettere in tavola prestazioni superbe, sfornando ad ogni partita deliziosi dolcetti che, di volta in volta, citano una doppia cifra diversa, (mai sotto il numero venti). Vedremo a Maggio la portata più bella? La Prova del Cuoco.

KYLE KUZMA: nell’annata di Lonzo Ball, (che pure non sta sfigurando), a prendersi la scena in casa Lakers è il prodotto dell’università dello Utah. Già dichiarata steal per la stagione in corso, la ventisettesima scelta al Draft 2017 ha già fatto sollevare non poche sopracciglia tra gli addetti ai lavori. Grandi doti di penetratore, ottima percentuale di punti nel pitturato e mani morbidissime che gli permettono coniugare al jump shot dalla media distanza un buon tiro da tre punti. Il ragazzo si farà, questo è certo, e i Lakers post-Bryant sembrano l’ambiente giusto per crescere. È lui l’uomo in più per ripartire? Magic Kyle.

WORST PLAYERS

VINCE CARTER: fa male sentirlo dire, ma Vinsanity sembra aver esaurito le armi a propria disposizione. Lo sappiamo bene; già arrivare a giocare fino a quarant’anni, nella lega di basket più famosa e competitiva al mondo, è un gran bel risultato. La storia d’amore fra l’NBA e la creatura “half man, half amazing”, (Shaq docet), è stata tra le più lunghe e affascinanti; ma perché tentare di rimandare il più possibile un addio che sembra già vicino da un po’? Sicuramente, le cifre di inizio stagione non sono delle migliori e la condizione e l’esplosività non sono più quelle dei bei tempi. Se aggiungiamo a tutto ciò il contesto di incertezza che domina in quel di Sacramento, l’agonia del canadese rischia di diventare ancora più dolorosa. Beg it, Vince.

OKLAHOMA CITY THUNDER’S BENCH: secondo i numeri del sopracitato coefficiente PER, all’estremità terminale della classifica della Western Conference si piazzano tre uomini della panchina di Oklahoma: John Huestis, Patrick Patterson e Alex Abrines. Non proprio i primi rincalzi, ma nemmeno gli ultimissimi. Se i Thunder avevano ritrovato la speranza ai blocchi di partenza, con l’arrivo di Anthony e George in estate, adesso sono più i dubbi che le certezze a riempire la mente di coach Donovan. L’ipotesi, trapelata negli scorsi giorni, di far partire Melo dalla panchina risulta, più che altro, una mera speculazione giornalistica; fatto sta che, se le seconde linee di Oklahoma City non invertiranno al più presto la rotta, per Westbrook e compagni si prospetta un ulteriore giro a vuotoGli scalda-panchine.    

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